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Per un cristianesimo che sia profezia per l’oggi

Per un cristianesimo che sia profezia per l’oggi

[Daniele Rocchetti, delegato regionale alla vita cristiana]

Emmanuel Mounier e la rivista “Esprit” Un messaggio attualissimo la persona al centro di tutto

In un recente bell’articolo pubblicato da Vita e Pensiero Raffaele Alberto Ventura ricorda i novant’anni di una rivista francese – Esprit – che è stata un faro per generazioni di credenti.

La denuncia del “disordine stabilito” della società liberale

Non una rivista cristiana, ma una rivista che fin dalla sua fondazione ha fatto da ponte tra cristiani e socialisti, progressisti e conservatori. Non una rivista politica, ma una rivista che ha incessantemente interrogato i valori e le convinzioni che fanno da sfondo alla politica, attraversando i grandi eventi del Novecento, a partire dalla Seconda Guerra mondiale, dal Sessantotto e dalla guerra in Jugoslavia.” Per questo Ventura scrive che “non sono tante le riviste che arrivano a tagliare un simile traguardo e sono ancora di meno quelle che lo fanno essendo state per gran parte della loro esistenza dal “lato giusto” della storia. Antifascista quando la borghesia francese si faceva sedurre da Mussolini, Hitler e Franco, antitotalitaria quando le sirene invece erano quelle del marxismo-leninismo, Esprit non ha mai rinunciato a denunciare innanzitutto il “disordine stabilito” della società liberale: nella sua prima incarnazione, anteguerra, promuovendo la filosofia comunitarista del personalismo contro l’individualismo trionfante; nella seconda, denunciando la brutalità della modernizzazione senza rinunciare a un afflato progressista e universalista.

Ripartire dalla persona

A volere la rivista è stato un testimone della storia tra i più significativi del Novecento e, insieme, tra i più dimenticati: Emmanuel Mounier. Filosofo, credentepensatore al presente, come qualcuno l’ha definito, perché nell’arco della sua breve vita (nasce nel 1905 e muore nel 1950) fu nello stesso tempo un grande intellettuale e un uomo impegnato con passione dentro la politica. Un autore che ha profondamente influenzato la coscienza delle nuove generazioni nell’Europa post-bellica.

L’uomo non è individuo ma persona, che vive dentro una fitta trama di relazioni

In un tempo e in una società segnati dalla crisi di civiltà e dal disordine egli ha trovato nella necessità di ripartire dalla persona la risposta alla crisi dei valori che aveva portato al diluvio della seconda guerra mondiale.  Per Mounier riaffermare la centralità della persona significava avere la consapevolezza che  l’uomo si realizza nelle categorie dell’incarnazione e dell’impegno, e che la sua vocazione è l’apertura all’incontroPersona, non individuo: persona che vive dentro una fitta trama di relazioni sociali, senza le quali svanisce.

Non fuggire dal mondo

Mounier è stato il filosofo europeo che più di ogni altro sentì la gravità della crisi mondiale del  1929. Egli intuì l’insostenibilità di un sistema economico basato sulla rapacità di pochi e si sforzò di delineare una proposta di rinnovamento sociale che perseguisse coerentemente una «terza via» tra egoismo borghese e totalitarismo marxista. Ancora: Mounier è stato un pensatore che ha aiutato i credenti del Novecento, molti dei quali ancora irretiti dal miraggio e dalla nostalgia dello “Stato cristiano”, a cogliere gli aspetti positivi della modernità, a non fuggire dalla storia in una specie di “alienazione mistica” pericolosa quanto l’ “alienazione collettivistica”, a stare dentro nella città di tutti, mostrando la pertinenza umana delle ragioni della fede, ad avere a cuore la giustizia, l’uguaglianza e la pace.

Il credente non deve fuggire dalla storia in una specie di “alienazione mistica” pericolosa quanto l’ “alienazione collettivistica”

Con coraggio, senza il prurito della moderazione, la grande tentazione dei cristiani del nostro tempo. Piuttosto con la lucidità e la chiarezza nel leggere i problemi del tempo, nell’indicare la persona come istanza critica con cui giudicare gli avvenimenti e i cambiamenti e con la forza della testimonianza. Per permettere – finalmente! – al cristianesimo di “mettere la vela grande all’albero maestro e uscendo dai porti in cui vegeta, salpare verso le stelle più lontane, senza badare alla notte che l’avvolge”.

 

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