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La partenza in salita nella sfida per le elezioni amministrative milanesi

La partenza in salita nella sfida per le elezioni amministrative milanesi

La partenza in salita nella sfida per le elezioni amministrative milanesi

Con la scelta dei candidati e delle alleanze nella corsa d’autunno per l’elezione del Sindaco di Milano, nell’epoca della pandemia che ha bloccato il cammino della città verso traguardi di sviluppo metropolitano e intercontinentale, sulla spinta dei messaggi di sostenibilità umana e ambientale lanciati dall’Expo 2015 sul diritto inalienabile al cibo e alla nutrizione dei popoli del mondo, inizia una nuova stagione che deve aprirsi al domani in una società dove “tutto non sarà più come prima” e dove si sta realizzando una metamorfosi urbana e sociale.

La inevitabile paralisi della mobilità cittadina e l’azzeramento dei flussi turistici che avevano portato Milano a vivere una rinnovata proiezione internazionale, costringono a ripensare gli obiettivi della “città che sale” e a riflettere sulla realtà sociale dei quartieri e delle periferie, sulla traccia dei discorsi di Delpini a Sant’Ambrogio, da “autorizzati a pensare” a “tocca a noi tutti insieme” per dare un “benvenuto” al futuro con una “vocazione alla fraternità”.

Ci sono gli appelli all’impegno delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, oltre che di “democrazia solidale”, a rilanciare nelle parrocchie e nella società civile, una politica al servizio delle persone, fra l’inclusione e la solidarietà, nel solco della tradizione ambrosiana dell’accoglienza, con rapporti di amicizia, partecipazione e cittadinanza, idee e proposte della comunità cristiana nell’inevitabile confronto dialettico e conflittuale fra le diverse opinioni.

Si deve comunque vincere la tentazione di un naturale trionfalismo nel documentare i risultati raggiunti dall’attuale amministrazione milanese sulle varie questioni, per evidenziare invece realisticamente gli ostacoli incontrati e gli obiettivi ancora da raggiungere, con la disponibilità a coinvolgere e ascoltare i cittadini, a interpretare le attese dei quartieri e delle periferie, a creare opportunità di lavoro e di coesione sociale per superare situazioni di povertà e di esclusione che generano tensioni nella comunità metropolitana.

L’onda lunga dei successi d’immagine dell’Expo e delle iniziative sociali, culturali e solidaristiche sviluppate dalle Acli e dal terzo settore alla cascina Triulza, che avevano coinvolto i visitatori dell’esposizione universale, si è purtroppo infranta sugli scogli della pandemia e del tempo ormai trascorso, con la necessita di tornare a tessere la tela della politica, a partire proprio dalle reti costruite in quella occasione di intensa sperimentazione e creatività civile.

L’eredità dell’Expo che ha portato Sala e la coalizione di centro sinistra a governare la città, non è quindi sufficiente a garantire la continuazione dell’amministrazione di Milano per il prossimo quinquennio, se non si riuscirà a dialogare con le diverse realtà cittadine nei luoghi di vita e di lavoro, per individuare idee e proposte di cambiamento nell’ottica del buon vicinato, della convivenza, della qualità della vita, senza squilibri inaccettabili fra i quartieri.

Sono molte le questioni da affrontare per coinvolgere gli abitanti di vario orientamento e appartenenza etnica, culturale e religiosa, ma essenziale è cogliere la dimensione comunitaria della città, in un orizzonte europeo e mediterraneo, per vincere individualismi e conflittuali contrapposizioni ideologiche estranee alla tradizione ambrosiana del dialogo e dell’accoglienza.

I dibattiti online che ci hanno coinvolto in questi tempi di separazione e isolamento, hanno già fatto emergere l’esigenza di un ripensamento del ruolo delle città nella difesa dei diritti e dell’ambiente, ma anche l’esigenza di un rapporto con le istituzioni per una indispensabile dialettica democratica.

Si parla dell’aumento delle disuguaglianze, della rendita fondiaria e immobiliare, del diritto alla casa, dello smart working, della mobilità, delle piste ciclabili, della qualità dei servizi, della sanità territoriale, del recupero degli spazi abbandonati, delle aree di trasformazione urbana, della forestazione, degli effetti sociali del Covid, della città dei quindici minuti, del congelamento del mercato del lavoro e delle nuove professionalità.

Con il tradizionale rapporto annuale dell’Ambrosianeum, sul tema “ripartire, il tempo della cura”, sembra essere tornata la speranza di incontrarci per dialogare e farci carico dei giovani, delle ingiustizie e delle disuguaglianze, con la rieducazione alla quotidianità, la condivisione, l’aiuto disinteressato agli altri, il recupero  dell’identità, il superamento dello scetticismo e del fatalismo.

Per una città che si vuole rinnovare nell’ascolto e nel dialogo, con una attenzione particolare all’innovazione e alla coltivazione del sapere, c’è la valorizzazione delle realtà associative e di volontariato già operanti nelle periferie urbane ed esistenziali, evitando tuttavia risposte localistiche alla globalizzazione e al “ruolo transnazionale delle grandi metropoli”, in una crescita inclusiva e in una prospettiva “glocal”, non autarchica o isolazionista.

La Milano a “due velocità” deve tornare ad avere cura delle relazioni, dei beni comuni, della vita nei quartieri, della prossimità, per evitare squilibri e disomogeneità che impediscono lo sviluppo armonico della comunità cittadina.

Le candidature di Paolo Petracca delle Acli e di Marzia Pontone di Sant’Egidio consentiranno di trasferire in Consiglio comunale le sensibilità e le esperienze vissute nell’area sociale, per alimentare scelte amministrative in sintonia con le attese dei cittadini e in dialettica democratica con le associazioni della società civile e delle organizzazioni del volontariato e del terzo settore.

Giovanni Garuti

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