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Domenica 3 ottobre

Domenica 3 ottobre

XXVII domenica del tempo ordinario

Mc 10, 2-16

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione (Dio) li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.  

COMMENTO DI DON ANTONIO AGNELLI, ASSISTENTE SPIRITUALE DELLE ACLI DI CREMONA

Nel brano odierno i farisei pongono a Gesù una domanda provocatoria, sperando che Egli prenda posizione tra gli indirizzi religiosi che sul tema del matrimonio esistevano: una più rigorista e l’altra più lassista, ci dicono gli esperti del vangelo, o contro entrambi. In qualsiasi modo Gesù si sarebbe scontrato con una delle parti teologiche del tempo. Egli però nella sua saggezza dimostra di stare con la tradizione, ma non con quella degli antichi, ma con quella che deriva dal testo sacro della Genesi. Il messaggio fondamentale è stato tradito nel corso della storia e è necessario riproporlo nella sua originale radicalità per agire in conformità con la volontà di Dio. Il matrimonio è scelta libera di persone che esige un amore totale, una donazione reciproca che almeno nelle intenzioni profonde, è senza alcuna rottura o separazione.

Se ci sono fin dall’inizio dubbi o riserve, essi indicano un sentire carente di stima e di amore e quindi possono compromettere l’unione indissolubile degli sposi. Possiamo anche dire che Gesù contesta la prassi matrimoniale del suo tempo perché offendeva la dignità della parte più debole, la donna. Ella non è inferiore all’uomo o sua proprietà. L’uomo e la donna sono chiamati a formare una sola carne, cioè a vivere un amore di totale e reciproca donazione perché hanno la medesima dignità. L’amore è uno scambio incessante perché è alla pari nel suo donarsi ed essere accolto.

Gesù offre la prospettiva definitiva del matrimonio come realtà feconda, indissolubile, fedele e gioiosamente capace di testimoniare l’amore di Dio fedele e inesauribile. Starà poi alla chiesa valutare le situazioni complesse e agire pastoralmente per aiutare chi eventualmente fallisce. Non dimentichiamo mai che il matrimonio cristiano è sacramento e va capito dentro la logica del regno e non quella del mondo. E’ una scelta umana che viene inserita nel sacrifico d’amore del Crocifisso e da lì si alimenta ogni giorno per rinnovarsi nel faticoso svolgersi del tempo con tutte le fatiche, le fragilità e le tentazioni umane.

Per questo possiamo anche affermare che il matrimonio cristiano è vera profezia e dono in un mondo dove invece separazione, competizione logorano presto i legami umani. La prospettiva cristiana del matrimonio appartiene ad una dimensione radicalmente nuova rispetto al mondo e per questo non deve stupirci che non venga accettata da tutti, come molte altre scelte del Vangelo.

In seguito Gesù abbraccia i bambini e afferma che bisogna accogliere come loro il regno di Dio. Essi insieme alle donne erano tra i più vulnerabili al suo tempo. Egli di nuovo riafferma che la volontà di Dio suo Padre è impiantare il regno nella storia a partire da coloro che la storia scarta ed emargina. Come Gesù la chiesa deve abbracciare chi è calpestato nella sua dignità umana, formando quella comunità alternativa alla logica del più forte e del più arrogante che ci viene proposta come a volte unica realizzazione del vivere umano.

 

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