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Cambiamo paradigma? La fraternità al centro. A proposito di un bel libro di Leonardo Boff

Cambiamo paradigma? La fraternità al centro. A proposito di un bel libro di Leonardo Boff

[Daniele Rocchetti, delegato regionale alla vita cristiana]

Forse ha ragione Bauman quando scrive: “Il vero problema dell’attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande. Astenerci dal porre certi problemi è molto più grave di non riuscire a rispondere alle questioni già ufficialmente sul tappeto; mentre porci domande sbagliate troppo spesso ci impedisce di guardare ai problemi davvero importanti. Il prezzo del silenzio viene pagato con la dura moneta delle umane sofferenze. Porsi le questioni giuste è ciò che, dopotutto, fa la differenza tra l’affidarsi al fato e perseguire una destinazione, tra la deriva e il viaggio. Mettere in discussione le premesse apparentemente indiscutibili del nostro modo di vivere può essere considerato il più urgente dei servizi che dobbiamo svolgere per noi stessi e per gli altri”.  Per questo abbiamo bisogno di letture “divergenti” che aiutino – anche le nostre comunità ecclesiali – a guardare in profondità, a mettere in discussione l’ovvio, a chiedere fino a che punto la fede in Gesù Cristo è passione per l’uomo e per la storia, è cura del creato. Il libro di Leonardo Boff, pubblicato da poco da Castelvecchi, “Abitare la terra”, va in questa direzione. Boff, uno dei padri della teologia della liberazione, da sempre attento ai temi legati ad un’etica della “madre terra”, ha raccolto in un testo, ampliandoli, i due splendidi contributi scritti nei mesi scorsi per il blog “Confini” (confini.blog.rainews.it:  È possibile la fraternità umana universale con tutte le creature? Fratelli tutti: la politica come tenerezza e gentilezza.)  Il volume è impreziosito da una robusta introduzione scritta da Pierluigi Mele, coordinatore del blog e giornalista di Rainews 24. Proprio a Pierluigi Mele, sapiente osservatore e interprete del tempo presente,  ho posto alcune domande relative ai temi del libro.

A quando risale la tua amicizia con Leonardo Boff?


Prima di rispondere alla tua domanda voglio che fin da giovane mi sono confrontato con il pensiero di Leonardo Boff e di altri teologi della liberazione. Infatti mi sono laureato  in scienze politiche proprio su questo tema. Per cui il terreno era già pronto. La nostra amicizia nasce a Bassano del Grappa, dove era stato invitato dall’Associazione Macondo per una conferenza. In quell’occasione lo intervistai per Rainews24. Da quel giorno il nostro rapporto si è intensificato con scambi di idee e di interviste. E questo ha creato una profonda sintonia.

Dove sta a tuo avviso il valore di questo libro?


Il valore del libro sta nel pensiero profondo di Leonardo Boff, un autentico maestro del pensiero contemporaneo. Insieme a Noam Chomsky e a Egdar Morin si colloca in alto tra gli intellettuali critici del sistema. Chi leggerà questo libro non resterà indifferente rispetto alla crisi planetaria che stiamo vivendo. Sono sicuro che produrrà una presa di coscienza positiva.

Boff riprendendo alcuni passi dell’enciclica Fratelli tutti parla del liberismo come di un idolo: un pensiero unico che pervade l’intero pianeta. La cosmologia della fraternità universale è praticabile o rischia di essere solo una pia e nobile intenzione?


Non è una pia intenzione. Come potrebbe esserlo di fronte ad una situazione apocalittica. La prospettiva si costruisce con il cambio radicale del nostro paradigma sociale dominante: nel pensiero e nellazione, mai come oggi siamo stati di fronte a unalternativa chiara: dobbiamo scegliere tra una cosmologia della dominazio­ne, della conquista, del potere, e una cosmologia della cura e della relazione e della fraternità  che implica «il riconoscimento del valore intrin­seco di ogni essere, anziché la sua mera utilizzazione da parte umana; il rispetto per lintera vita e per i diritti e la dignità della natura, invece del suo sfruttamento». Cioè è la rivoluzione paradigmatica del passaggio dal dominusal frater.

La pandemia ci ha mostrato l’insostenibilità del paradigma che ha legittimato questo modello di sviluppo. Eppure la ripartenza non pare all’insegna di un cambiamento..


La tua osservazione è giusta. Forse si potrebbe dire con Gramsci che il “vecchio mondo sta morendo e il nuovo mondo tarda a comparire”. I “padroni dell’umanità ” resistono (le grandi società multinazionali, il capitale finanziario). Fanno il “maquillage” al sistema. In questo è emblematico il “Great Reset”. Anche il “filantrocapitalismo” dei super-ricchi rientra in questa logica di perpetuazione del sistema neo liberista. Parliamo di quella fetta della popolazione mondiale che, secondo i dati Oxfam relativi al 2019, costituisce l1% più ricco sotto il profilo patrimoniale e che detiene più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. Il problema principale nasce dal fatto che diventate ricche, queste persone usano le leve della globalizzazione per incidere sulle regole della politica mondiale”. Puntano le aree deboli della governance globale, delle Nazioni Unite, per penetrarle lentamente e stabilirsi in posizioni di potere. Il nostro compito di cittadini militanti è quello di essere consapevoli di questo. Creare un processo di coscientizzazione nei confronti del sistema politico non solo italiano ma anche europeo. Si può creare davvero un processo di reversibilità di questa logica perversa. 

Papa Francesco si erge come uno dei pochi leader mondiali in grado di essere riconosciuto credibile anche fuori dal perimetro dei credenti. Questo rende però evidente il deficit di classe dirigente a tutti i livelli: politico, ecclesiale, associativo. Come è possibile e su cosa ripartire per mettere di nuovo in circolo pensieri e percorsi che possano incidere anche tra coloro che decidono e hanno posizioni di rilievo?


Dove iniziare? Qui il Papa ci da una indicazione di fondo,  che spesso ripete ai movimenti sociali: Non aspettatevi niente dall’alto poiché sarà sempre più o meno lo stesso o peggio; cominciate da voi stessi, siate i poeti del nuovo mondo”. Per questo suggerisce: “È possibile cominciare dal basso e caso per caso, lottare per ciò che è più concreto e locale, fino allultimo angolo della patria e del mondo” (n. 78). Dal locale si passa al regionale, dal regionale al nazionale e dal nazionale al mondiale (cf.147). Dedica lunghe riflessioni sull’economia e la politica, ma evidenzia: “la politica non deve sottomettersi alleconomia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia” (n. 177). Fa una schietta critica al mercato che non possiede la soluzione a tutti i problemi della sussistenza umana, tanto meno nella sua dimensione globalizzata (c.n.168). La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli” (n. 12). Crea appena  dei soci, ma non fratelli (n. 101). In questo senso occorre ricordare le proposte concrete, operative del Forum di Assisi sull’Economia di Francesco. Il nuovo paradigma della fraternità e dell’amore sociale si dispiega nell’amore nella sua realizzazione pubblica, nella cura dei più fragili, nella cultura dell’incontro e del dialogo, nella politica come tenerezza e gentilezza.

Nella tua introduzione, citi, tra gli altri, Giorgio La Pira ed Ernesto Balducci. Siamo figli di una stagione che ha avuto grandi testimoni che hanno mostrato come la fraternità evangelica possa diventare amore politico. Dove li rintracci oggi?

Bisogna essere chiari su questo punto: la comunità ecclesiale italiana in questi ultimi anni si è molto impoverita di leader e di pensiero “lungo”. Paga, a caro prezzo, la gelata ruiniana. Non è facile ricostruire. Lo sforzo di Papa Francesco di ridare ossigeno alla Chiesa italiana è titanico. Spero nel percorso sinodale. Spero davvero. La parola “fraternità” non mi sembra che sia all’ordine del giorno nella politica italiana. Poi se pensiamo, anche, che esiste una forza politica di estrema destra che si chiama “Fratelli d’Italia” (che deforma in senso nazionalistico il concetto di “fraternità”, riducendolo a una clava contro lo “straniero”) capisci quanto siamo lontani dalla fraternità evangelica. E la sinistra? La sinistra in questi anni è stata troppo timida. Ancora una volta si pone l’alternativa con la destra. Solo una coraggiosa politica di fraternità può far rinascere l’idea stessa di sinistra. Tu mi chiedi dove rintraccio oggi le idee di La Pira e Balducci. A livello politico in nessuno. A livello ecclesiale, secondo me,  in Sant’ Egidio , nella Caritas, nelle Acli (anche se hanno perso parecchio della loro capacità di profezia) e in Pax Christi.

Nel  libro vi sono parole molto belle sull’urgenza della speranza come virtù e come principio

Si è vero. Oggi abbiamo bisogno del “Principio Speranza”. Leonardo ha citato il grande filosofo tedesco della speranza Ernst Bloch.  Al riguardo vorrei concludere questa nostra conversazione con un pensiero di Charles Peguy. Come sappiamo Peguy definisce la Speranza come una “bambina irriducibile”. Che la descrive così: 

La Speranza ama ciò che sarà.
Nel tempo e per l’eternità.
Per così dire nel futuro dell’eternità.
La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà.
Ama quel che non è ancora e che sarà.
Nel futuro del tempo e dell’eternità.
Sul sentiero in salita, sabbioso, disagevole.

“La Speranza ama quel che non è ancora e che sarà”. Allora il senso profondo del libro di Leonardo è proprio questo: un profondo atto di amore nell’umanità e nella sua capacità di intraprendere, con umiltà, un cammino di autentica fraternità.

 

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