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Servono soldi ma più ancora servono visioni. Una lettura critica di Caritas al PNRR

Servono soldi ma più ancora servono visioni. Una lettura critica di Caritas al PNRR

[Daniele Rocchetti, delegato regionale alla vita cristiana]

  1. Diritti sociali
    “Manca un disegno di fondo nell’accesso ai diritti sociali di base dei più fragili: diritto allo studio e alla casa”
  2. Transizione verde
    “In un quadro molto timido di contrasto al cambiamento climatico, alcune misure sono squilibrate, altre sbagliate”
  3. Commercio e armi
    “Il modello economico non prevede istruttorie di sostenibilità… il Piano elenca l’industria bellica tra le filiere da sostenere”

Non può certo essere tacciato di reticenza il dossier dal titolo Avere cura di una Repubblica imperfetta. Contributo al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), percorso di riflessione, analisi e proposta presentato nei giorni scorsi da Caritas Italia (www.caritas.it).  Costituisce una prima lettura analitica e critica del testo presentato dal Governo Draghi a Bruxelles. Testo che attende il via libera della Commissione Europea e di cui non sono state ancora pubblicate le schede di lavoro sui progetti. Caritas Italia con questo lavoro rigoroso e documentato vuole suggerire soprattutto il punto di vista da dove leggerlo e applicarlo e un vero e proprio metodo di lavoro. 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) rappresenta l’orizzonte delle politiche pubbliche per i prossimi anni. I fondi accordati all’Italia ammontano complessivamente a 191,5 miliardi di euro, cui si aggiungono 30 miliardi di fondo complementare stanziati dal governo, per un totale di 221, 5 miliardi di euro. “Un piano di investimenti di proporzioni inedite che offre al Paese la possibilità non solo di una ripartenza dopo la pesantissima emergenza sanitaria, sociale ed economica provocata dalla pandemia da Covid-19, ma anche di intervenire su ambiti in cui sono presenti drammatiche e strutturali problematicità, come i differenziali regionali, di genere e di generazioni – osserva il Dossier -. Problematicità che costituiscono sì un problema etico e un freno allo sviluppo, ma in primo luogo un vulnus all’art. 3 della nostra Carta costituzionale, là dove si afferma di voler ‘rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Ancora una volta, con grande coraggio e responsabilità, Caritas chiede alla società italiana – stordita e inebriata dai molti soldi in arrivo – di non dimenticare i diritti delle persone e delle comunità meno favorite. Per questo, fa notare come  il tema della diseguaglianza sia “piuttosto marginale”, citato meno di dieci volte e carente di una attenzione specifica. Insomma il principio di ‘non lasciar dietro nessuno’ – sostiene il Dossier – non va solo menzionato, ma deve essere “messo in pratica”. 
Questioni come l’eguaglianza rischiano di “essere buoni per qualche declamazione occasionale, mentre altri come la progressività fiscale, sono attenzionati solo per farne una attuazione omeopatica e che non susciti i rischi di incostituzionalità”. 

Ciò che perciò scarseggia, è “un disegno di fondo nel facilitare l’accesso ai diritti sociali dei fragili”». E inoltre andrebbe chiarito, è uno dei ragionamenti all’interno del dossier, se il Pnrr sia “uno strumento in grado di spingere la nostra comunità nazionale verso una società più sostenibile, pacifica e inclusiva; oppure rappresenta uno sforzo, pure lodevole e inedito per dimensioni, ma con un approccio tecnocratico basato su una collezione di progetti e iniziative”. Sussidiarietà, co-programmazione e co-progettazione sono quindi gli strumenti invocati da Caritas Italiana per promuovere “una solidarietà sociale organizzata”, basata su principi fondamentali “presi sul serio e bilanciati senza esclusioni”. 

Alle stanche e ripiegate comunità cristiane, Caritas offre di nuovo l’invito ad entrare, con competenza e non per slogan, dentro le questioni di fondo che mettono in gioco la qualità della vita delle persone e delle comunità. In gioco, ancora una volta, è l’umano, il pertugio dove Dio si fa incontrare. 

 

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