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La formazione del consenso politico nella società globale

Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani Lombardia

La formazione del consenso politico nella società globale

Con l’avvento del terzo millennio, il declino delle ideologie del novecento e il tramonto dei partiti tradizionali nella società contemporanea sta generando un disorientamento individuale e collettivo che spinge all’isolamento e alla atomizzazione delle comunità locali e delle aggregazioni sociali, ormai orientate alla ricerca di nuove strade di partecipazione e di comunicazione per tornare in campo nelle sfide epocali e nella competizione politica.

Il vuoto generato dalla scomparsa dei luoghi storici di aggregazione, di appartenenza e di costruzione democratica dei progetti di cambiamento, che può alimentare spinte eversive con l’emersione dei populismi e delle tentazioni egemoniche dei detentori dei mass media, sembra trovare opportunità alternative  con la diffusione del Web e dei social network, in un mix di virtuale e reale che apre spazi inesplorati di protagonismo soggettivo.

La battaglia delle idee che si svolgeva nelle piazze in occasione delle sfide elettorali municipali e nazionali, si trasferisce oggi nei talk show televisivi, con una fruizione personale e familiare, disarticolata dal confronto più allargato, con il rischio di una manipolazione delle coscienze e della verità, in relazione agli interessi e agli obiettivi degli invitati ai dibattiti e dei proprietari delle reti.

Non c’è tuttavia spazio per la nostalgia o per esorcismi, nel cambio d’epoca della rivoluzione informatica, mentre le nuove generazioni dei nativi digitali si muovono quotidianamente, senza complessi di inferiorità, in una rete senza confini che offre occasioni di connessioni e legami sociali online, aperti allo scambio di informazioni e alla diffusione delle opinioni su scala mondiale.

Le potenzialità delle reti sociali sono infinite e possono esercitare una influenza crescente negli orientamenti elettorali, in senso negativo o positivo, che deve tuttavia essere bilanciata con la riscoperta della realtà fisica dei rapporti fra le persone, per favorire la sperimentazione di una cittadinanza attiva e la partecipazione intergenerazionale alla gestione del bene comune.

Non si tratta dell’alternativa all’evoluzione della tecnologia informatica, ma di una inevitabile interdipendenza fra una comunità virtuale in inarrestabile espansione e le esigenze di un contropotere da  radicare nei territori e nelle comunità di appartenenza, per superare le solitudini e le marginalità nella costruzione di un tessuto sociale aperto alla convivenza e alla condivisione.

La nascita in rete e l’affermazione elettorale in Italia del movimento Cinque Stelle, è emblematica del tentativo di avviare un processo di democrazia diretta fra la web community e le istituzioni, da conquistare senza l’intermediazione dei partiti e il confronto con le forze sociali rappresentative delle espressioni della società civile e del mondo del lavoro.

Le comunità e il popolo di internet, da Facebook  a Titter, stanno creando consenso e intrecciano idee per cambiare il mondo e guardare al futuro, con il rischio della sottovalutazione del potere finanziario ed economico  che riesce a coinvolgere l’opinione pubblica in scorciatoie e scelte finalizzate ad interessi particolari, in contrapposizione alle esigenze di equità e giustizia.

C’è la necessità della riscoperta del ruolo dei corpi intermedi, dalle associazioni di volontariato alle organizzazioni sindacali e sociali, nell’intreccio virtuoso con i social network, per coinvolgere le nuove generazioni nell’impegno personale sul territorio e nelle comunità di appartenenza per le sfide che ci attendono nella società contemporanea in epoca digitale.

L’influsso della rete nel rapporto con il mondo che cambia, deve portare a superare le solitudini e l’isolamento, per una nuova stagione di impegno sociale,  per sentirsi parte di una comunità reale nelle piazze fisiche, nella sussidiarietà delle scelte e nel rapporto con gli altri, in alternativa alla personalizzazione della politica e al leaderismo, che impediscono la partecipazione attiva delle persone alla vita democratica.

Giovanni Garuti

(dal bimestrale Il Dialogo delle ACLI Svizzera)

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