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Il futuro dei religiosi e dei loro immobili

Il futuro dei religiosi e dei loro immobili

[di Daniele Rocchetti, delegato regionale alla vita cristiana]

Tempo fa ho scritto un articolo facendo presente ciò che è sotto gli occhi di tutti: la crisi – irreversibile – della vita religiosa. In Europa, in Italia e anche nella nostra diocesi di Bergamo

Le “suore” stanno scomparendo. Alcune domande

Basti un dato tra tutti: delle 1400 religiose presenti in diocesi più della metà ha più di 81 anni mentre quelle sotto i 50 anni sono meno di cinquanta.  Numeri che dicono non un declino ma, a meno di clamorose e impreviste  inversioni di marcia, un vero e proprio crollo, che porterà a breve alla fine di una presenza – quella delle “suore” – che è stata fino a pochi anni fa multiforme e capillare: nei paesi, nelle scuole, negli ospedali. 

Le molte proprietà di ordini e istituti religiosi: quali destinazioni alternative?

Dopo il dato, le questioni. Alcune legate al senso (come ridire la radicalità cristiana in un tempo segnato dall’agnosticismo e dall’analfabetismo religioso?), altre che riguardano invece le molte proprietà possedute per varie ragioni – donazioni, uso per i tanti servizi sia di vita spirituale che di carità (dalla scuola alla sanità) – e che ora non si è più in grado di gestire.

Non molto tempo fa sono stato contattato da un Ordine religioso che voleva mettere in vendita un immobile in un posto non lontano dal mare. Ho visitato il luogo (magnifico) e dopo aver sentito il prezzo (irrisorio) ho fatto calcolare i costi necessari per  una (obbligatoria) messa in sicurezza e per una ristrutturazione radicale degli spazi (chi oggi accetterebbe di dormire in camerata con il bagno fuori dalla stanza?). Alla fine, senza neanche troppo pensarci, ho dovuto rinunciare: spese spropositate. Cosa ne sarà di quel posto?

Chiese destinate ad altri usi

In giro per l’Europa non mancano esempi: a Stoccolma l’ultimo Soho House è stato aperto all’interno di una chiesa sconsacrata della città, a Milano nel cuore della Chinatown meneghina, in via Lomazzo 12, una chiesa sconsacrata risalente alla fine del ‘700 è stata trasformata in un rinomato bar, la Chiesetta, in stile gotico che all’interno conserva ancora i dettagli architettonici originali.

Chiese diventate bar, biblioteche. Ma anche resort di lusso

Basta vedere la pubblicità: “impossibile non farsi sedurre dai prodigiosi cocktails, dagli inimitabili “Chupitos della Parrocchia” (gli oramai famosi PapaNero FrateEllo, Sangue di Giuda…) e dalla miracolosa “Sangria del Priore”. A Napoli, l’ex Chiesa Matri Divinae Gratiae Dicatum, di via Carlo Poerio, in zona Chiaia, che da luogo abbandonato, dopo accurato restauro, è stata trasformata in una libreria di antiquariato così come libreria è diventata anche la cappella gotica del monastero di Maastricht, edificata nel 1294, che oggi ospita la Boekhandel Dominicanen con oltre 45mila volumi su scaffali e banconi tra le imponenti navate dell’edificio. Spesso agenzie immobiliare cercano di accaparrarsi ex luoghi di culto per trasformarli in resort di lusso e di valore. 

In molti casi, la vendita di questi immobili è subordinata al consenso dell’Ordinario Diocesano ma il numero cresce e un ragionamento complessivo dentro il mondo ecclesiale mi pare manchi.  

Luigino Bruni nei giorni scorsi ha scritto un coraggio articolo per Avvenire(Immobili degli ordini religiosi una nuova vita oltre i mattoni (avvenire.it)) dove ha cercato di immaginare una nuova vita agli immobili. Laicamente Bruni mette sul piatto diverse soluzioni: cambiare destinazione sociale, vendere ad altre comunità, a istituzioni e realtà non profit, o affidarsi al mercato? Con una tesi di fondo: ogni soluzione, anche la più lontana, è preferibile all’abbandono. Non mi risulta che vi siano state repliche o commenti. 

Nella nostra Diocesi come siamo messi? Quale sarà il futuro di centinaia di immobili oggi di proprietà dei diversi Istituti religiosi  – maschili e femminili – il cui destino è segnato irreversibilmente? Aspetteremo gli ultimi giorni, costretti a mendicare un’offerta da parte di immobiliaristi senza scrupoli o saremo capaci di avviare un ragionamento condiviso che elabori criteri utili per un loro nuovo utilizzo

Attendiamo risposta.

 

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