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Domenica 19 giugno

Domenica 19 giugno

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Lc 9,11-17

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

COMMENTO DI DON ANTONIO AGNELLI, ASSISTENTE SPIRITUALE DELLE ACLI DI CREMONA

Il brano evangelico di questa solennità è quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci, narrato dall’evangelista Luca.

I discepoli, preoccupati, invitano Gesù a rimandare a casa la folla. Essi sanno che non vi è cibo a disposizione, solo cinque pani e due pesci e si sentono costretti altrimenti ad acquistare il cibo che manca. Gesù però non vuole accumularne altro, decide di moltiplicare quello che c’è già. Per sfamare i poveri non vi è sempre necessità di aumentare senza criterio la produzione: sarebbe sufficiente spartire le risorse che già ci sono nel rispetto e del creato.

È certo che il Gesù storico non abbia avuto un programma sociale per combattere il problema della fame o strategia concreta come oggi la potremmo intendere e realizzare.

Da Gesù non vengono programmi politico-economici, ma quei dinamismi fondamentali del regno che in ogni epoca storica debbono ispirare una economia nella quale la produzione dei beni e la loro destinazione sia sempre la soddisfazione delle necessità di tutti gli uomini e le donne.

La potenza di Gesù nel miracolo della moltiplicazione dei pani è capacità di trasformare le cose, secondo la logica di Dio in funzione della vita piena delle creature.

Il miracolo deve continuare nella concreta capacità dei discepoli di realizzare e proporre la possibilità di condividere e spartire il pane, la cui quantità nella storia è abbondante e in grado di sfamare tutti. Se ciò non avviene è per la colpa dell’uomo che accumula e ruba agli altri.

Gesù che prende i cinque pani e i due pesci, pronuncia la benedizione, spezza i pani, li dà ai discepoli perché li distribuiscano alla folla. Tutti mangiano e sono sazi. Cristo sazia ogni fame dell’umanità. Dona senso definitivo al vivere e allo stesso tempo offre corporalmente sollievo alle necessità concrete che se non soddisfatte generano sofferenza, dolore, morte.

Diventa davvero inestricabile la mistica dell’incontro con Cristo nell’ Eucaristia e il suo riconoscerlo e servirlo nei poveri e bisognosi.

Devono essere poi i discepoli a realizzare comportamenti pratici che possano «ripetere» nella storia il miracolo di sfamare chi ha bisogno di cibo, attingendo forza profetica dalla Eucaristia.

 

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