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Domenica 19 dicembre

Domenica 19 dicembre

IV domenica del tempo di Avvento

Lc 1,39-45

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

COMMENTO DI DON CRISTIANO RE, ASSISTENTE SPIRITUALE DELLE ACLI DI BERGAMO

Abbiamo iniziato i nostri passi d’Avvento, chiedendoci cosa fosse cambiato davvero dopo questi mesi di pandemia ed in questi giorni – con l’avvicinarsi del Natale mi capita con ancora maggiore frequenza di ripetermelo. Lo faccio perché voglio misurarmi sul breve periodo di queste quattro settimane per vedere se davvero ho voglia e sono capace di cambiare. Mi torna continuamente in mente il grande rischio di chi vuole cambiare ciò che non va, ma senza cambiare niente di sé, della sua vita, del suo modo di occupare il tempo, di gestire i soldi o di vivere le relazioni. Appunto, più di venti giorni passati dall’inizio dell’Avvento, Vangeli, liturgie, momenti per i giovani e la comunità, ma cosa è poi cambiato nella mia vita? Cosa cambierà in me attraverso questo Natale? Ne parlo anche con i piccoli e grandi durante gli incontri che in questi periodi si fanno più frequenti e intensi nei contenuti o nel dono della misericordia di Dio durante le confessioni. Girano per la testa e nel cuore tanti pensieri e tra questi mi pare così bella quell’immagine di Maria che fa visita ad Elisabetta; un’icona di come vivere in modo giusto questo Natale ormai alle porte. Sono il segno  dell’arte dello stupore e la in-segnano; ci dicono tra le righe di “non smettere di attendere e stupirti della vita, perché essa è sempre oltre ciò che riesci a immaginarti”. È vita che spunta sempre in modo straordinario, perché la sua sorgente e la sua forza non dipende solo da noi, non è -solo in noi, ma in Dio. Più passa il tempo più sento il bisogno di ripetermelo spesso: non funziona sempre e solo la dinamica “causa-effetto”. Non è detto che debba sempre e per forza essere così. Mi tornano alla mente le rincuoranti parole: “Dio può far sorgere figli di Abramo anche dalle pietre”. Lo dico perché sento che, se è così, allora c’è posto anche per me, c’è possibilità anche per noi e quindi non possiamo mai tirarci indietro rispetto al compito coraggioso e delicato del tenere viva la speranza, di essere dei visionari di vita bella, di vita giusta, di vita piena. Dio è sempre all’opera, ancora all’opera, e in maniera paziente e misteriosa tesse e ri-tesse la nostra storia e continua a renderla grembo fecondo. Ecco allora: cosa cambia il Natale? Accogliere la Parola vuol dire lasciarsi cambiare in qualcosa, illuminarsi di sorpresa, accogliere la sfida di un percorso e l’incognita di un incontro; lasciare che la parola si faccia carne nella nostra carne, vuol dire mettere da parte il già visto e il già saputo per lasciar spazio a quello che va oltre gli steccati dei nostri pensieri, dei nostri programmi, dei paletti che abbiamo messo per delimitare il giusto e lo sbagliato, il possibile e l’impossibile.


 

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