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Domenica 16 maggio

Domenica 16 maggio

ASCENSIONE DEL SIGNORE

(Mc 16, 15-20)

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, [ Gesù apparve agli Undici ] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

COMMENTO DI DON FRANCO TASSONE, ASSISTENTE SPIRITUALE DELLE ACLI DI PAVIA

Carissimi, sono cresciuto con l’immagine dell’Ascensione che copriva tutta la parete del presbiterio della mia chiesa di infanzia, che non aveva la possente fisicità della Risurrezione di Cristo che Piero della Francesca dipinse nel 1463 nella sala dell’antico palazzo comunale del suo paese natale, Borgo Sansepolcro. E ancora oggi a Pavia sono parroco della Chiesa dell’Ascensione di quella che mi piace chiamare “piccola Gerusalemme padana”.


Il Nuovo Testamento esprime la “risurrezione” con il verbo eghéirein, “risvegliare” dalla morte, simbolicamente intesa come un sonno, oppure con il verbo anístemi, “levarsi, sorgere in piedi”. Dietro il velo del linguaggio simbolico si vuole indicare che Gesù, come uomo, passa attraverso il segno radicale dell’umanità, la morte, “risvegliandosi” nella vita divina che gli appartiene e che ora pervade il morire, vincendolo. C’è, però, un altro linguaggio, caro a Giovanni, a Luca e a Paolo, che è definito di esaltazione o glorificazione ed è espresso con il verbo greco hypsoùn, “innalzare elevare” e con immagini di ascensione verso l’alto.


L’ascensione, l’esaltazione e l’innalzamento non sono, quindi, da concepire in termini materialistici, ma secondo categorie metafisiche e teologiche: fra l’altro, in tutte le culture, il cielo è l’area della divinità, perché trascende l’orizzonte terreno; è il simbolo della superiorità e diversità di Dio rispetto all’uomo. Quanto accade nella risurrezione di Cristo è, dunque, un evento complesso, accuratamente rappresentato dai Vangeli. È un evento che si radica nel tempo e nello spazio: è, cioè, nella morte e in una tomba e, perciò, ammette una verificabilità storica; ma esso fiorisce nell’eterno e nel divino, ed è per questo che esige un’analisi nella fede e nella teologia. Nella sua sostanza la Pasqua di Cristo è una realtà trascendente e, come tale, supera la pura verifica storica. Ha, tuttavia, una risonanza efficace anche nella storia e nello spazio ove rimangono tracce e segni, per cui credo abbia una sua legittimità anche un’investigazione di taglio storiografico. Il nostro impegno per chi soffre o è vittima di ingiustizie è proprio quello di innalzare il nome di Cristo, elevandolo sopra la miseria.

 

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