L'organizzazione delle Acli Appunti per una storia delle Acli Premessa Questa sintesi della storia delle Acli nazionali si avvale dello studio di Mariangela Maraviglia, Pensate per un grande compito. Le Acli dopo cinquant'anni impegnate in una nuova nascita, Aesse, Roma, e della prefazione di Giuseppe Pasini a Mariangela Maraviglia, Acli, 50 anni al servizio della Chiesa e della società italiana, San Paolo, Milano, 1996. Allo stesso libro della Maraviglia, e più precisamente all'introduzione, si rimanda il lettore per un approfondimento delle vicende delle Acli nazionali attraverso il commento della stampa italiana. Introduzione Seguendo l'impostazione data da Giuseppe Pasini nella sua introduzione al già citato studio di Mariangela Maraviglia, nella storia delle Acli nazionali possiamo distinguere quattro fasi. Prima fase: dall'origine a tutti gli anni ‘60.Essa è caratterizzata dal superamento di un duplice clima di diffidenza: quello del mondo operaio, prevalentemente marxista, che teme l'inserimento nella vita sociale e politica del paese di una forza che potrebbe intaccare il proprio ruolo che, in quei tempi, è pressoché egemonico; quella del mondo cattolico, che vive una forte contrapposizione con la sinistra, mentre le Acli cercano, con la sinistra stessa, se non proprio un'alleanza, almeno un dialogo che rafforzi il peso comune nelle lotte operaie, per modificare le regole del gioco e sostenere le rivendicazioni della classe operaia, che vengono dalle Acli percepite come legittime anche quando lette alla luce del pensiero sociale cattolico.Caratteristico è il ruolo pre-sindacale svolto dalle Acli all'interno della Cgil nei primi anni divita. Questo ruolo è di raccolta e formazione degli operai cristiani alla militanza in un contesto non garantito, nel mezzo di un'ardua ricerca di modernizzazione del proprio bagaglio culturale. La sua utilità è evidente ai tempi della rottura sindacale (luglio 1948) perché agevola la nascita del "sindacato nuovo" - la Cisl - in senso democratico e aconfessionale. Tuttavia la nascita della Cisl pone in gioco la persistenza delle Acli, alle quali viene solo successivamente riconosciuto il ruolo di "movimento dei lavoratori cristiani" e quindi un significato ecclesiale ed un aspetto socio-politico capace di ricucire la storica frattura tra Chiesa e movimento operaio.Ne consegue uno spiccato interessamento delle Acli alla dimensione politica che, verso la metà degli anni '50, sotto la presidenza Pennazzato, si esprime in una presenza correntizia nella DC che andrà a formare anche la sinistra del partito, prima con Forze Sociali (1953) e poi con Rinnovamento Democratico (1958). Ciò porta alla ricerca di un rapporto dialettico e prioritario tra Acli e DC.La centralità dell'interesse politico da leggersi su uno sfondo propriamente religioso è al vertice degli interessi delle Acli negli anni '60Il Concilio Vaticano II valorizza la funzione dei laici nella Chiesa e la presidenza di Livio Labor attiva una serie di esperienze politiche che culminano nel Mpl (Movimento politico dei lavoratori) e portano al pluralismo politico interno all'Associazione, alla nascita di correnti e sul finire degli anni 60 le Acli si sbilanceranno decisamente sul versante del mondo del lavoro e la seconda fase, quella che passa per tutti gli anni ‘70, segna un momento di incertezza e di disorientamento. Le Acli si arricchiscono di forze nuove, soprattutto giovanili, e tende a prevalere la visione di una ricostruzione ex novo della società - sono anche gli anni dei movimenti sessantottini - e questa tensione pone un po’ in ombra il riferimento alle logiche evangeliche.La gerarchia ecclesiastica ritira il proprio consenso e persino Paolo VI, da sempre vicino alle Acli, deplora, nel giugno 1971, le scelte troppo autonome delle Acli.L'incrinatura avviene sul contenuto delle opzioni politiche, troppo vicine al linguaggio ed alle categorie marxiste di interpretazione della lotta di classe.Questo slancio, dovuto anche alle circostanze storiche post-conciliari e ad una sorta di inesperienza del mondo cattolico, che pone dei limiti alle sue capacità di riflessione, si esaurisce nel 1972, con il Congresso di Cagliari. Tuttavia non si tratta di un ritorno al passato perché le fratture con una parte del mondo cattolico sono lente da rimarginare, si tratta piuttosto della ricerca di una nuova e condivisa stabilità rispetto alla propria identità ed alla collocazione nella Chiesa e nella società e si può affermare che la terza fase, che si colloca tra gli anni ‘80 ed i primi anni ‘90, vede un forte recupero dell'ispirazione cattolica del Movimento, reso però difficile dalla diffidenza di quel mondo cattolico da cui le Acli avevano, negli anni 70, preso le distanze. I temi classici (economia, ecologia, pace, giustizia sociale, partecipazione democratica …) vengono ora trattati entro coordinate di respiro mondiale. L'attenzione è allargata ai nuovi "poveri": gli anziani, gli handicappati, gli immigrati …Basti, a questo proposito, considerare l'evoluzione che il Patronato, nato nell'ottobre del 1944 come "organo per i servizi sociali dei lavoratori", ha subito e la stretta collaborazione delle Acli con quelle componenti della Società e della Chiesa, quali la Caritas, che concepiscono la solidarietà come aiuto ai poveri ed agli emarginati per recuperare la loro autonomia, la loro dignità e dare ad essi la possibilità di partecipare, alla pari con tutti gli altri cittadini, alla costruzione della casa comune.E' in particolare la presidenza di Domenico Rosati e la presenza di padre Pio Parisi come assistente spirituale, a condurre le Acli nell'alveo dell'interessante dibattito sulla ricomposizione dell'area cattolica, promosso da padre Sorge e basato sulla distinzione netta tra ricomposizione ecclesiale e politica, la prima sostenuta, la seconda rifiutata.Le Acli avvertono anche la necessità, sin dal Congresso di Bari del 1981, di affermare l'autonomia della società civile della quale si sentono parte nella lotta per la riforma della politica. Sono, queste, anticipazioni di processi che dieci anni più tardi esploderanno. Forte è la tensione per l'associazionismo e nel 1986, ad Assisi, un Convegno Acli propone una carta della solidarietà in grado di offrire una risposta alla crisi dello stato sociale.Queste linee di tendenza vengono sostenute anche da Giovanni Bianchi che succede a Rosati nel 1987 e si trova di fronte ad uno scenario mondiale in rapida evoluzione: disfacimento dei regimi comunisti, crisi del sistema politico italiano, crisi dello stato sociale.I cavalli di battagli di Bianchi saranno, di conseguenza: riforma del sistema politico, crescita autonoma della società civile, approfondimento della dimensione ecclesiale.Bianchi riporta le Acli al centro della vicenda ecclesiale italiana e la gerarchia ecclesiastica riconosce un evidente parallelismo delle Acli alla linea assunta dalla Cei, nel contempo, però, le Acli avviano alcune iniziative di dialogo ecumenico e di confronto ebraico-cristiano che continua tuttora in piena quarta fase: quella a noi contemporanea, che le Acli affrontano soprattutto sotto le presidenze Passuello e Bobba. La società è politicamente, socialmente ed organizzativamente, in rapida evoluzione. Oggi più che mai viene chiesto alle Acli di non perdere quella capacità di discernimento e di analisi che più volte l'hanno posta in grado di anticipare le evoluzioni sociali e quindi di essere pronta e preparata ad affrontarle. Gli anni che viviamo vedono Ø un cambiamento del modo di fare politica ed anche delle strutture politiche, Ø un cambiamento del mondo del lavoro, Ø la globalizzazione dei mercati, Ø la tendenza alle autonomie locali, Ø l'immigrazione, sempre più pressante, talora drammatica, spesso mal tollerata, Ø il diffondersi del terzo settore, Ø la profonda trasformazione della scuola e della sanità. Questi temi legati alla globalizzazione del mercato e dei relativi problemi che ci affliggono - non ultimi quelli ambientali - ed all'inserimento dell'Italia nell'Europa, che avviene in un clima di rinascita del protezionismo nazionale o culturale, in presenza di una tendenza liberista, comprensibile di fronte al fallimento del socialismo reale, ma che rischia di condurre ad uno sviluppo regolato dalle sole leggi del mercato, le quali considerano l’uomo un accidente, non un protagonista, sono stati affrontati nel corso del XXI Congresso nazionale delle Acli, aperto a Milano il 31 marzo del 2000 e concluso a Bruxelles il 2 aprile, a testimonianza della consapevolezza delle Acli di essere ormai inserite in un contesto sovranazionale ed in continua evoluzione. Le Acli nazionali dalle origini agli anni 60 Tra il 26 ed il 28 agosto 1944, nel convento di Santa Maria sopra Minerva, prendono vita le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (Acli).Si tratta di una data di nascita "ufficiale" in quanto la gestazione del movimento risale almeno alla firma del "patto di unità sindacale", stipulato il3 giugno del ‘44 fra le correnti, allora clandestine, cristiana, comunista e socialista, per costituire il Sindacato unitario, cioè la Confederazione generale dei lavoratori italiani (Cgil). I fondatori decidono che i compiti specifici delle Acli devono essere quelli di affermare i princìpi cristiani della vita, negli ordinamenti, nella legislazione, integrando ed affiancando l'opera dei Sindacati unitari di categoria per tutto quanto esula dai compiti specifici riservati ai Sindacati stessi. Promotore delle Acli è Achille Grandi (Como 1883 - Desio 1946) che è mosso dall'istanza di salvaguardare l'identità dei lavoratori cristiani, quindi il patrimonio ideale del cattolicesimo sociale, all'interno del recentemente costituito sindacato unitario. Achille Grandi è anche il primo presidente delle Acli nazionali. Nate in ambito cattolico, le Acli godono dell'appoggio della gerarchia ecclesiastica, che vede in esse uno strumento per rinnovare in senso cristiano la società ed in tal senso si esprime, l'11marzo 1945, papa Pio XII definendo le Acli come cellule dell'apostolato cristiano moderno. Le Acli devono quindi svolgere un ruolo di formazione culturale e sociale congiunto ad un'esperienza concreta di iniziativa sociale. Nelle intenzioni della gerarchia ecclesiastica, le Acli potrebbero fornire, se necessario, il nucleo di lavoratori cristiani in grado di dare vita ad un nuovo sindacato caratterizzato in senso cristiano. Alla formazione delle Acli concorre attivamente l’Azione cattolica (soprattutto attraverso alcuni dei suoi dirigenti) e poi la Democrazia Cristiana e ne consegue un immediato dibattito interno (tra Acli, DC e sindacalisti cristiani) per la direzione della corrente sindacale all'interno del sindacato unitario. L'attività sindacale finisce con l'assorbire interamente Achille Grandi il quale, il 14 febbraio 1945, lascia la presidenza delle Acli nelle mani di Ferdinando Storchi, di provenienza Azione Cattolica, che il 23 febbraio assume la guida del Movimento. L'11 marzo 1945 la Santa Sede riconosce ufficialmente le Acli. Alla fine del 1945 la struttura organizzativa delle Acli appare già costituita sia dal punto di vista della presenza sul territorio (Circoli, Comitati provinciali, Organi centrali, ecc.) sia dell'inserimento nella realtà sociale (nuclei aziendali, movimenti specializzati come il settore giovanile e il settore femminile, gruppi di categoria che riuniscono i lavoratori secondo la qualificazione personale e quindi tendono ad interpretarne le specifiche esigenze). Il Circolo è, fin dall'inizio, il centro su cui convergono i lavoratori e le relative organizzazioni; il Comitato provinciale rappresenta tutti i lavoratori cristiani ed i loro interessi nell'ambito della provincia, il Consiglio nazionale è il vertice delle organizzazioni territoriali. La presidenza Storchi si caratterizza anche per l’attenzione alla funzione pre-sindacale delle Acli, che verrà confermata nel Primo Congresso nazionale Acli (Roma, 26/28 settembre 1946) dove verrà approvato lo Statuto che al primo articolo definisce le Acli come"espressione della corrente cristiana in campo sindacale" Per i cattolici dell'immediato dopoguerra la risposta "cristiana" ai problemi dei lavoratori è mediana tra capitalismo e socialismo ed alternativa ad entrambi, il che porterebbe ad escludere la mediazione dialettica. La dottrina sociale cattolica si basa su tre presupposti di fondo:Ø Netto rifiuto del capitalismo e di qualsiasi forma di collettivismo.Ø Impegno nello Stato e nella società in funzione di un bene comune che si basa sulla convivenza delle classi sociali.Ø Unità politica dei cattolici. La gerarchia ecclesiastica assegna alle Acli un "assistente ecclesiastico": monsignor Civardi, riconoscendo però l'autonomia della struttura organizzativa del Movimento, che è libero di attuarla purché sia democratica. Nel 1947 le Acli contano già mezzo milione di iscritti e sono presenti in tutte le provincie italiane.La nascita dei Circoli è favorita dalla loro caratterizzazione ricreativa, oltre che dall'essere luoghi di formazione politica e sindacale. In questi primissimi anni nascono alcune delle attività specifiche che caratterizzeranno le Acli sia in senso sociale (Patronato) , sia in senso politico (Movimento femminile), inoltre, a seguito di una spaccatura interna alla Gioventù italiana operaia cattolica (Gioc), si costituisce Gioventù aclista.Sono questi gli anni in cui si spezza l'unità sindacale ed il discorso che Pio XII tiene, il 29 giugno 1948, alle Acli indirizza i cattolici verso l'assunzione di responsabilità dirette ed autonome in campo sindacale. Sono anche gli anni della "guerra fredda", del "piano Marshall", dell'attentato a Togliatti (14 luglio 1948) ed è in questo clima nazionale di diffidenza e divisione che si svolge il Secondo Congresso nazionale Acli (Roma, 15/18 settembre 1948).In questo Congresso, che è straordinario, nasce, con Giulio Pastore, il sindacato della Libera Cgil (LCgil) che poi, nel 1950, diventerà la Cisl.I congressisti confermano Ferdinando Storchi alla presidenza e le Acli diventano il "movimento sociale dei lavoratori cristiani" ed il loro intervento in campo sindacale è limitato ad un contributo di "esperienza e di studio alle nuove libere organizzazioni sindacali". Visto il mutare del loro ruolo nel mondo del lavoro, le Acli si trovano ad affrontare un periodo di assestamento. Un importante "suggerimento" viene dalla santa Sede che, tramite monsignor Giovanni Battista Montini, sostituto alla Segreteria di stato, nel settembre 1949 investe le Acli di rappresentare tutti i lavoratori cristiani e le affida la missione di essere loro guida ed orientamento. Al terzo Congresso nazionale Acli, che si tiene in Roma dal 3 al 5 novembre 1950, il presidente Storchi può, con orgoglio, presentare un movimento in netta crescita in ogni sua attività, che ha vinto "una vera e propria lotta per l'esistenza di fronte agli scettici che sorridevano, agli increduli che schernivano e che davano ad esso tutt'al più qualche mese di vita. Il programma sociale si basa su "una società cristianamente fondata sul lavoro" da realizzarsi sia con una azione diretta del movimento, tramite la sua attiva presenza come istituzione nella società, sia in modo indiretto, dai singoli aclisti che si impegnano ad agire all'interno delle strutture sociali e politiche in cui sono inseriti (sindacato, partito, amministrazioni, ecc.) sostenendo le tesi delle Acli e gli interessi specifici dei lavoratori.E' un programma importante e legato ai tempi: siamo negli anni 50 e la parabola politica di De Gasperi si consuma, si è alla ricerca di nuovi equilibri politici e si accentuano gli squilibri economici e sociali. Le Acli reagiscono ripensando i modi della loro presenza nel movimento operaio e, oltre allo sviluppo della propria struttura organizzativa, si propongono di dar vita ad una serie di incontri e di convegni di studio. Il 16 novembre 1951 viene costituito l’Enaip (Ente Nazionale Acli per l’istruzione professionale) quale organismo specificamente rivolto all’istruzione professionale dei lavoratori. In uno di questi incontri di studio, che si tiene a Perugia dall'1 al 5 agosto 1952, Dino Pennazzato, vice presidente, sottolinea come la complessità della molteplicità delle forme in cui il movimento operaio si esplicita - mutualismo, sindacalismo, cooperativismo, formazione politica, formazione culturale, ecc. - debba essere ricondotta ad un'unica tensione: l'espansione e l'elevazione della classe operaia Le Acli, afferma Pennazzato, operano in ogni singolo settore afferente gli interessi della classe operaia, in una visione però che riconduce ogni approccio parziale all'unità di quella società cristiana che si fonda sul valore del lavoro, come era stato affermato nel terzo Congresso nazionale. Per questo le Acli si inseriscono perfettamente in un mondo del lavoro caratterizzato dal dinamismo e dalla diversificazione degli interessi e delle necessità, oltre che delle situazioni. Le Acli hanno infatti assunto da tempo una struttura ispirata ad una visione della società che anticipa nel tempo questa trasformazione. Gli anni cinquanta sono importanti per la classe dei lavoratori che vive il nascere e lo svilupparsi di una forte contrapposizione con i datori di lavoro. Il quarto Congresso nazionale Acli si tiene a Napoli, dall'1 al 3 novembre 1953.Il bilancio delle attività acliste è lusinghiero ed è agevolato da una forte presenza di parlamentari aclisti eletti nelle file della DC. Ciò lascia ben sperare per la realizzazione del tema scelto per il Congresso, che è: rispondere alle attese della classe lavoratrice. L'auspicio è la "trasformazione di tutto il movimento in scuola di formazione". Agli inizi del 1954 un'operazione finanziaria non proprio felice rischia di indebolire le Acli, che vengono però sorrette dalla Santa sede, soprattutto per l'interesse di monsignor Montini, e superano il momento congiunturale. Ne consegue però il cambio di presidenza e a Ferdinando Storchi succede, nell'aprile del 1954, il vice presidente Dino Pennazzato. Dino Pennazzato è anche parlamentare e cercherà di valorizzare in quell'ambito le Acli, soprattutto sfruttando la propria presenza all'interno del Consiglio nazionale della DC dove, in quel periodo, predomina la corrente fanfaniana. Nel 1955 le Acli compiono 10 anni e il decennale viene celebrato il primo maggio, connotando così la festa socialista del lavoro anche in senso cristiano, come testimonia l'udienza accordata da Pio XII ed il suo "forte" discorso. L'intento delle Acli, apertamente dichiarato, è però di unire, non dividere, restando fedeli ai propri princìpi che Dino Pennazzato riassume nelle tre fedeltà che tuttora ispirano le Acli:Ø Fedeltà alla classe lavoratriceØ Fedeltà alla democraziaØ Fedeltà alla Chiesa In tal modo il movimento aclista ribadisce che la sua ragione di essere è la difesa dei lavoratori, che l'ispirazione del suo agire e strutturarsi è nei princìpi democratici, che i fondamenti teorici della propria azione sono sorretti, oltre che ispirati, dalla Parola di Dio e dal magistero della Chiesa. L'affermazione delle tre fedeltà permette di sostenere nel quinto Congresso nazionale Acli (Bologna, 4/6 novembre 1955) che le Acli sono un gran movimento cristiano, guida della classe lavoratrice e quindi si possono porre come forza sociale alternativa al mito marxista. Le Acli iniziano ora ad esprimere quella vocazione egemonica sull'intero movimento operaio, che giungerà a maturazione negli anni 60. Questa tendenza nasce in concomitanza con la grave crisi che il PCI deve affrontare, nel 1956, di fronte all'insurrezione ungherese ed all'immediata repressione sovietica, e con l'emergere dei primi fermenti autonomisti del PSI.Siamo in presenza dei primi segni di fallimento del mito marxista e ad una ricerca di nuove vie per il socialismo. Le Acli intuiscono la necessità di inserirsi in questo processo e riflettono sull'opportunità di una partecipazione esterna, come volle indicare Pio XII, oppure diretta, nella corresponsabilità e nello sviluppo dello Stato democratico. Il sesto Congresso nazionale Acli (Firenze, 1/4 novembre 1957) ha come tema centrale la: ricerca del massimo di unità tra i lavoratori, e la necessità di un'omogeneità di presenza di aclisti nella Dc per evitare le correnti interne e per poter influire con il maggior peso possibile sulle scelte nazionali operate dal partito al governo. E' la revisione dell'assunto del quarto Congresso (1953) che privilegiava la formazione politica dei dirigenti. In questi anni si apre la "seconda crisi" delle Acli, che nasce dal tentativo di diventare, all'interno del movimento dei lavoratori, una forza politica mossa dalla lettura cristiana della lotta sociale, alternativa quindi a quella marxista imperniata sul conflitto di classe e fino a quel momento egemone nel teatro delle lotte sociali. La crisi prende le mosse dal tentativo del presidente Pennazzato di dar vita, all'interno della DC, alla corrente di "Rinnovamento". Nasce così l'accusa di aver voluto creare un partito "classista" all'interno di un partito "non classista", operando quindi una spaccatura. La lacerazione non è gradita alla Gerarchia ecclesiastica che coinvolge l'Assistente ecclesiastico, monsignor Quadri, nel tentativo di comporre lo strappo e si arriverà ad un documento della Cei che porrà dei precisi limiti al ruolo delle Acli: le Acli non dovranno confondersi con una corrente di partito e - ovviamente per evitare questa tentazione - viene affermata l'incompatibilità tra mandato parlamentare e funzioni direttive nel Movimento. Il settimo Congresso nazionale Acli (Milano, 6/8 dicembre 1959) è segnato dalla discussione sull'incompatibilità tra le cariche acliste e quelle parlamentari. Finirà con il recepimento della direttiva Cei ma la discussione è dura e verte su due fronti. Pennazzato guida la corrente contraria all'incompatibilità delle cariche: un cedimento in tal senso sarebbe stato lesivo dell'autonomia del movimento. Livio Labor raccoglie a sé la corrente favorevole all'incompatibilità, vista come necessaria per assicurare alle Acli una reale autonomia dalla DC. La visione di Labor vince, tuttavia viene approvata la facoltà per gli organi dirigenti di concedere "deroghe al principio". Sulla base di questa possibilità di deroga, il presidente Pennazzato, che è anche parlamentare, rimane in carica con lo scopo di assicurare un passaggio non traumatico ad un nuovo presidente non parlamentare. Ciò avverrà qualche mese più tardi, il 10 aprile 1960, nel corso di un Consiglio nazionale che non poteva che essere vivace dove Ugo Piazzi (sostenitore della compatibilità tra incarichi direttivi e parlamentari) prevarrà per un solo voto (32 contro 31) su Vittorio Pozzar, vicino alle posizioni espresse dalla Cei. Anche se segnato da alcune significative iniziative, il mandato di piazzi può essere ricordato come una presidenza di transizione, che non ebbe modo di esprimere posizioni politiche incisive, anche se le occasioni politiche non mancarono. Una per tutte: il governo Tambroni, appoggiato dai voti esterni del MSI. L'ottavo Congresso nazionale Acli (Bari, 8/10 dicembre 1961) porta alla presidenza Livio Labor. Da tempo attivo nelle Acli, Labor, attraverso la rivista MOC, aveva elaborato un'idea di Acli come "movimento autonomo privilegiante l'azione sociale". Sotto la presidenza Labor si sviluppa il settore formativo e viene prefigurato uno scenario di gran riformismo sociale, che dovrebbe coinvolgere DC e Cisl e che ha per obiettivo la diffusione dei metodi democratici in ogni settore della società. Ciò non può che partire da un decentramento del potere centrale in favore delle regioni e da uno sviluppo della scuola, inteso sia come strutture che come possibilità di partecipazione. Nel nono Congresso nazionale Acli (Roma, 19/22 dicembre 1963) la linea di Labor si afferma. La presenza al Congresso di Aldo Moro, allora presidente del primo vero governo di centro-sinistra, e l'udienza concessa ai congressisti da Montini, da poco salito al soglio pontificio come Paolo VI, testimoniano del credito riacquistato dalle Acli in sede politica e religiosa. Gli anni che seguono segnano l'involuzione del progetto politico di centro-sinistra, l'inizio dellla trasformazione del comunismo italiano, il rilancio dell'unità sindacale e l'evoluzione ideologica del movimento delle Acli, che al Convegno di Vallombrosa del 1965, avente per tema "Realtà e motivi del comunismo nella società italiana" vedrà Livio Labor affermare che il comunismo fornisce un risposta "errata ad interrogativi che errati non sono e che sono anche nostri", il che equivaleva a riconoscere "le giuste battaglie dei lavoratori".Fermo restando il rifiuto delle Acli al dialogo con il PCI, si apriva però la porta alla discussione di tutti quei drammi che la società italiana viveva. Tutte queste sollecitazioni fanno si che al decimo Congresso nazionale delle Acli (Roma, 3/6 novembre 1966) le Acli si schierino per una più aperta partecipazione dei lavoratori alla società democratica, rimuovendo impedimenti che sia il sindacato che la DC sono restii a riconoscere come ostacoli a tale processo. Le Acli di Livio Labor si avviano verso quel "ruolo vulcanico" che le fa sentire in grado di poter dialogare con tutti i lavoratori e perciò, negli anni seguenti, anche sotto la spinta delle sollecitazioni che arrivano dal Concilio Vaticano II e delle lotte operaie e giovanili del 1968, si inizia a parlare di libertà di voto dei cattolici e di unità sindacale, raccogliendo la diffidenza del mondo politico da una parte e dei sindacati dall'altra. In quegli anni, un altro tema, oggi più che mai attuale, viene anticipato dalle Acli: sulla lettura della Populorum progressio nasce infatti l'esigenza di una "radicale revisione" dei rapporti tra società sviluppate e paesi in via di sviluppo. Queste esigenze sono i temi principali dell'undicesimo Congresso nazionale delle Acli (Torino, 19/22 giugno 1969). Questo Congresso è considerato "storico" perché vede affermarsi per gli aclisti il principio di libertà di voto e per le Acli l'autonomia di scelta rispetto ai legami politici e culturali. Cade quindi il principio del "collateralismo" ed ha via libera l'esperienza, voluta da Labor, del Movimento politico dei lavoratori, che vede riuniti aclisti, sindacalisti, i confluiti in Forze Nuove ed esponenti della sinistra democristiana. Per seguire questo progetto politico, Labor lascia la presidenza delle Acli proprio in occasione di questo Congresso. Le Acli degli anni 70 A Livio Labor succede Emilio Gabaglio.Gli indirizzi dati dal Congresso di Torino accrescono, all'interno delle Acli, la sensibilità anticapitalista e classista, che porta ad una particolare attenzione per la metodologia marxista di interpretazione della realtà sociale. Ne consegue una certa perplessità in campo cattolico e democristiano che culmina in un intervento della Cei (2 marzo 1970, lettera del presidente della Cei, cardinale Carlo Poma) che chiede al presidente Gabaglio chiarimenti circa indirizzi che sembrano essere inconciliabili con la visione cristiana della politica e della società. Il dialogo tra la Cei e le Acli si interrompe dopo la scelta operata dalle Acli nel Convegno di Vallombrosa del 27/30 agosto 1970. E' una scelta in senso socialista che viene ritenuta compatibile con la coscienza cristiana ed atta a realizzare la liberazione integrale dell'uomo. Da questo indirizzo la Gerarchia ecclesiastica prende le distanze, prima con monsignor Cesare Pagani, subentrato a monsignor Quadri come Assistente ecclesiastico, poi con la Cei, che l'8 maggio 1971 emana un duro comunicato e ritira l'Assistente ecclesiastico.Particolarmente severo è PaoloVI, pur da sempre vicino alle Acli, che il 19 giugno 1971 sottolinea come gli orientamenti delle Acli le abbiano condotte fuori "dall'ambito delle associazioni per le quali la Gerarchia accorda il suo assenso". Di conseguenza la Santa Sede sospende ogni contributo economico e l'uso della sede romana. Le Acli si lacerano in tre correnti interne ed il primo novembre 1971 nasce il Movimento cristiano dei lavoratori italiani (Mocli). Le tre correnti sono guidate da Pozzar (Iniziativa di base per l'unità delle Acli), Carboni e Rosati (Autonomia e l'unità delle Acli), Brenna (Autonomia delle Acli per l'unità della classe operaia). Il dodicesimo Congresso nazionale delle Acli (Cagliari, 13/16 aprile 1972) conferma alla presidenza Gabaglio e modifica i primi due articoli dello Statuto rendendoli conformi al reale volto del Movimento.Nel 1972 finisce l'esperienza politica del Mpl di Livio Labor ed il confronto interno alle Acli porta, il 5 novembre, alle dimissioni di Emilio Gabaglio ed alla presidenza di Marino Carboni. Marino Carboni si impegna nel creare un'immagine di Acli più "neutre", come "luogo di incontro e di confronto" tra forze di diversa ispirazione. Dall'opzione per la "scelta di classe" si passa gradatamente a quella di "linea egualitaria delle riforme". Un momento di forte tensione si ha in occasione del referendum sull'aborto. Le Acli indicano di votare secondo coscienza, Gioventù Aclista si schiera per il "no" e si arriva ad una vera e propria rottura tra il movimento "giovanile" e quello "adulto". Nel tredicesimo Congresso nazionale delle Acli (Firenze, 10/13 aprile 1975) Marino Carboni è confermato alla presidenza, anche in virtù della sua dimostrata capacità di ricompattare il Movimento. Il calo elettorale della DC e l'avanzata del PCI spingono le Acli sempre più verso il pluralismo delle scelte politiche in ambito cattolico. Ne consegue che la richiesta di chiarimento da parte della Cei diviene sempre più pressante, tuttavia si arriva, nel 1976) ad una svolta risolutiva con la nomina di padre Pio Parisi ad Assistente ecclesiastico. Marino Carboni si candida a senatore nelle liste della DC ed il 30 maggio 1976 gli subentra, alla presidenza delle Acli, Domenico Rosati, già vicepresidente. Il quattordicesimo Congresso nazionale delle Acli (Bologna, 15/19 giugno 1978) si svolge nel pieno degli "anni di piombo" e vede la definitiva ricomposizione delle correnti interne alle Acli ed il ripristino dei buoni rapporti con la DC, anch'essa avviata ad un rinnovamento, sotto la guida di Benigno Zaccagnini. Negli anni successivi, che vedono il nascere dell'intesa DC - PSI, le Acli rafforzano la propria identità, che le pone fuori delle logiche di partito e le propone come polo di riferimento e di orientamento morale, culturale e sociale.La centralità della società civile è vista come l'elemento essenziale di rigenerazione della politica. Dagli anni 80 ai primi anni 90 Il quindicesimo Congresso nazionale delle Acli (Bari, 7/10 dicembre 1981) vede il ritorno della piena sintonia tra Acli e Gioventù Aclista, che sviluppano in comune il tema della costruzione di un movimento della società civile per la riforma della politica, che si muove lungo le direttrici della pace, del disarmo, della pianificazione globale, della diffusione dei poteri. Temi ancora oggi attuali perché irrisolti, dei quali in quei tempi si iniziava ad avere sensibilità e verso i quali le Acli già da tempo avevano mostrato interesse. Il sedicesimo Congresso nazionale delle Acli (Roma, 24/27 gennaio 1985) vede le Acli in pieno recupero del credito esterno. Le tre indicazioni congressuali sono: pace - lavoro - democrazia.E' evidente come queste affermazioni pongano le Acli controcorrente rispetto alle sottili logiche partitocratiche ed agli egoismi sociali che in quegli anni sono in pieno sviluppo ed oggi sono più che mai imperanti. In quanto eletto parlamentare nelle liste della DC, il 12 maggio 1987, Domenico Rosati si dimette dalla presidenza e gli subentra, il 31 maggio, Giovanni Bianchi il quale al diciassettesimo Congresso nazionale delle Acli (Milano, 30 gennaio-2 febbraio 1988) viene riconfermato alla presidenza. Le Acli ora si trovano ad affrontare cambiamenti di notevole rilevanza sia sul piano nazionale che sullo scenario mondiale:Ø Disfacimento dei regimi comunisti.Ø La crisi del sistema politico italiano (il primato dei partiti entra in crisi ed emergono nuovi soggetti politici e ciò rende necessarie nuove regole del gioco che conducano ad un'alternanza politica serenamente vissuta).Ø La crisi dello stato sociale, cioè di una delle più importanti conquiste delle lotte dei lavoratori. Si sta costituendo una nuova società e si sta formando un nuovo modo di fare politica. Le Acli devono quindi favorire la formazione di una nuova cittadinanza sociale che sappia guardare al futuro riprendendo e sviluppando i grandi temi del passato. La presidenza Bianchi si caratterizza anche per l'approfondimento del pensiero di don Sturzo, soprattutto per la sua attenzione al pluralismo ed alle autonomie. V'è anche molta attenzione per l'associazionismo che viene valorizzato perché in grado di mediare tra il ruolo (dirigente) dello Stato ed i limiti (egoistici) del mercato. Le Acli per Giovanni bianchi devono essere una sorta di "lobby democratica e popolare". Quindi un gruppo omogeneo per formazione, retto dalle regole della democrazia, formato dalla base della società civile ed al servizio di tutti i cittadini. Attivo, quindi, non per interessi di parte, ed infatti il concetto di lobby è molto allargato, ed attento a salvaguardare tutti quei cittadini che si trovano stretti tra la morsa del dirigismo statale e dell'egoismo del mercato, tenendo conto che il primo è necessario per frenare l'anarchia del secondo e la sua insensibilità ai valori espressi dalla persona, ridotta al ruolo di consumatore di beni materiali. L'iniziativa delle Acli si sviluppa secondo tre versanti:Ø Riforma del sistema politico attraverso il rilancio del cattolicesimo sociale e democratico e le riforme istituzionali.Ø Crescita autonoma della società civile con la promozione dell'associazionismo e con l'impegno nelle battaglie democratiche.Ø Approfondimento della dimensione ecclesiale, che viene esaltata in occasione del diciottesimo Congresso nazionale delle Acli ( Roma, 4/8 dicembre 1991), che ha il suo momento culminante nell'udienza che il Santo Padre concede a 10.000 aclisti. Questa udienza segna il punto di arrivo di una costante ricerca religiosa che negli ultimi anni, guidata da padre Pio Parisi, viene, con Giovanni Bianchi, particolarmente valorizzata. Il diciannovesimo Congresso nazionale delle Acli (Chianciano, 8/11 dicembre 1993) è straordinario e vuole aprire un "biennio costituente", rifondativo.E' anche un Congresso di riflessione sulla storia delle Acli e sulla necessità di saper guardare alle nuove condizioni storiche rimanendo fedeli alle tre fedeltà: classe lavoratrice, Chiesa, democrazia, affermate da Dino Pennazzato il primo maggio di quarant'anni prima.Nella sua riflessione, il presidente Giovanni Bianchi avverte la novità di una crisi che colpisce strati sociali che avevano superato le antiche fratture ma che ora ritornano a dare forti segnali di dissenso e di inquietudine. La crisi è politica: si cerca il confronto tra un riformismo di centro ed uno di destra e si rischia invece una involuzione in senso antidemocratico, derivante dalla radicalizzazione di posizioni populistiche e neo-autoritarie. Ciò coincide con la scomparsa dalla scena politica di alcuni partiti e dall'incapacità degli altri, legati alla storia della prima Repubblica, di avere in se stessi forze e capacità programmatica sufficienti per affrontare la situazione. Dai governi di coalizione, che legittimano le forze politiche all'interno della democrazia, si passa ai "cartelli" e lo scontro si sposta dai partiti al paese. In questa nuova sede, che coinvolge le singole persone, non c'è più disponibilità a correre ragionevoli rischi a favore della solidarietà. Occorre formare, quindi, un ampio cartello democratico e progressista, nella nuova democrazia bipolare, nel quale collocare una originale ed autonoma presenza organizzata cattolico-democratica. Il ruolo delle Acli? Ricostituirsi come un grande villaggio, in cui il modello associativo sia quello dell'ospitalità, della relazione, della comunicazione. Lavorare quindi per evitare la distruzione delle basi democratiche della convivenza civile. Questo obiettivi conferiscono il carattere di straordinarietà a questo diciannovesimo Congresso delle Acli nazionali. Con Giovanni Bianchi alla presidenza, le Acli entrano in quella che potremmo definire la “quarta fase”, che è a noi contemporanea. La società è politicamente, socialmente ed organizzativamente, in rapida evoluzione e più che mai viene chiesto alle Acli di non perdere quella capacità di discernimento e di analisi che più volte l'hanno posta in grado di anticipare le evoluzioni sociali e quindi di essere pronta e preparata ad affrontarle. Sono anni che vedono un cambiamento del modo di fare politica ed anche delle strutture politiche. Dal partito dirigista e controllore, che però lavorava, anche se si può discutere su metodi e risultati, per il bene comune, si va verso movimenti spontanei, occasionali e addirittura verso forme di partito-azienda, quasi che il profitto dello Stato non sia più l'arricchimento, in senso lato, dei cittadini, ma sia quello di se stesso o di lobbies di cittadini. Pertanto c'è l'urgenza di riproporre la formazione politica, perché la crisi dei partiti ha tolto loro questo ruolo, senza che altri abbiano raccolto il testimone. C'è sia una generale regressione del linguaggio politico, ridotto a slogan di facciata privi di contenuto, sia una incapacità a leggere la storia. I revisionismi storici sono frequenti: dalla negazione dell'olocausto, all'esaltazione dei movimenti reazionari ottocenteschi e la storia viene trattata non con il rigore della ricerca scientifica ma con la passionalità e l'emotività del confronto ideologico. A ciò va posto rimedio se si vuole recuperare la serietà del dibattito e dei suoi contenuti, nonché le capacità critiche.Il mondo del lavoro è in rapida evoluzione, con la crisi, non generalizzabile, della grande fabbrica, la parcellizzazione, la frammentazione del lavoro, il telelavoro, la necessità di una continua formazione che consenta ai lavoratori di potere rimanere costantemente inseriti nel mondo del lavoro e l'evoluzione è così rapida e diversificata che l'aggiornamento del lavoratore non può più avvenire, come un tempo, all'interno dell'azienda, ma esige di essere curato in luoghi specializzati ed in tempi dedicati, siano essi tolti al lavoro o complementari ad esso. Si fanno i conti con gli impatti, negativi e positivi, della globalizzazione dei mercati, che fa scendere i costi ma crea nuove incertezze dovute sia al trasferimento del lavoro in paesi più interessanti dal punto di vista dei costi di produzione, sia all'assorbimento, da parte dei paesi industrializzati, di forza lavoro intellettuale e specializzata, proveniente da paesi meno sviluppati e quindi disponibile a costi più appetibili. Questo è un altro fattore che spinge alla costante riconversione del lavoratore, per non parlare della sua mobilità nello spazio, che è conseguente alla migrazione del lavoro in zone che possono anche non coincidere con quelle di appartenenza del lavoratore.Alla globalizzazione dell'economia e del mercato si contrappone la tendenza alle autonomie locali, dovute al desiderio di mantenere la propria identità di fronte alla spersonalizzazione indotta dai processi di globalizzazione, ma che cela anche l'egoistico desiderio di congelare situazioni favorevoli, quando non si tratti addirittura di esaltare qualche farneticante teoria di superiorità culturale, etnica o razziale.Le frontiere si aprono e l'immigrazione è sempre più pressante, talora drammatica, spesso mal tollerata. Contrarre la disponibilità all'accoglienza porterebbe però all'isolamento ed a possibili soluzioni ben più traumatiche di un drammatico problema reale: la povertà.Il terzo settore, quello del non-profit, avanza diversificandosi nelle esperienze con cui esso, anche in area cattolica, viene vissuto. Non va quindi perso di vista che questa organizzazione del lavoro deve essere al servizio del bene comune - è nata per questo - e non di comunità che si riuniscono a formare delle lobbies.E’ quindi opportuno ricordare che "uno dei benefici effetti dell'immergersi delle Acli nella realtà del terzo settore dovrebbe essere quello di rendere i servizi meno legati alle esigenze di carattere politico o di sottogoverno, rafforzando la proposta del movimento non attraverso contrattazioni politiche al ribasso, ma attraverso l'autorevolezza derivante dalla qualità dei servizi". La scuola e la sanità sono in profonda trasformazione e lo Stato rischia di perdere gradualmente quella funzione "paterna" che gli permetteva di accompagnare e sostenere ogni cittadino dalla nascita alla morte. La concorrenza del privato può avere effetti benefici, ma il privato non può sostituirsi allo Stato, pena il rischio di limitare a pochi, scelti in base a criteri discriminanti, i servizi che prima erano di tutti ed uguali per tutti.Questi sono i temi che incombono quando, alla fine del 1993, Giovanni Bianchi si presenta come candidato alle politiche nelle file del neonato Partito Popolare Italiano, e quindi lascia la presidenza delle Acli nazionali. A lui succede, il 4 marzo 1994, Franco Passuello, già vicepresidente nazionale. Il ventesimo Congresso nazionale delle Acli (Napoli, 28/31 marzo 1996) vede le Acli inserirsi nell'alveo delle grandi sfide sociali contemporanee con la promozione di un progetto sullo sviluppo sociale fondato sulle risorse che la società civile esprime. L'esperienza del "terzo settore" è fondamentale e viene posto in rilievo come il "mutualismo popolare" ne sia la radice storica. Uno dei punti chiave della proposta delle Acli è la collaborazione tra terzo settore ed Enti locali per far nascere dal basso e crescere un "welfare municipale". A "Mutualismo municipale e welfare state municipale: una svolta di fine secolo" viene dedicato un Convegno nazionale, a Milano, dal 22 al 24 novembre 1996. Nel novembre 1998 Franco Passuello assume la guida della Segreteria Organizzativa dei Democratici della Sinistra ed a lui succede, il 29 dicembre, Luigi Bobba, già vice presidente delle Acli nazionali. Luigi Bobba guida le Acli al ventunesimo Congresso nazionale, che si tiene nell'anno giubilare ed inizia a Milano, il 31 marzo, per poi proseguire a Bruxelles l'1 ed il 2 aprile. E' il primo Congresso che si svolge all'estero e si ispira ai grandi temi del lavoro e della solidarietà, radici dell'economia civile, sulla spinta dello slogan "osare il futuro per la nuova Europa". C'è nelle Acli la consapevolezza d'essere ormai chiamate a rappresentare l'Europa, non più quella degli emigranti ma quella dei cittadini europei. L'Europa va costruita democratica e solidale, va allargata, riformata, in modo che sia realmente l'Europa dei cittadini. Le nuove tecnologie informatiche devono partire da una società fondata sulla "conoscenza" e la "new economy" deve svilupparsi in senso sociale. Nella sua relazione Luigi Bobba sottolinea cinque buone ragioni per continuare, in Europa, a fare le Acli:Ø Una ragione d'ordine spirituale: testimoniare, senza perifrasi, che non ci si vergogna del Vangelo.Ø Una ragione d'ordine educativo: seminare per orientare verso scopi di bene comune.Ø Una ragione d'ordine culturale: essere sentinelle per avvistare i cambiamenti, individuare i rischi e le opportunità, segnare i percorsi da compiere.Ø Una ragione d'ordine sociale: vivere da "mediano", cioè nel mezzo, per mediare tra l'individuo e il leader.Ø Una ragione d'ordine esistenziale: il lavoro, che è poi la radice della missione delle Acli. La tutele e la promozione del lavoro non passano più solo per la ridistribuzione del reddito e la protezione. Oggi passano anche attraverso un'effettiva possibilità di accesso ai saperi, alle conoscenza, alle tecnologie. Qui è necessario ricavare ampie nicchie di tempo disponibile per i lavoratori.Qual è allora il mestiere delle Acli nel terzo millennio? Fare formazione, organizzare l'azione sociale, promuovere servizi. Luigi Bobba esce da questo Congresso confermato nella carica di presidente delle Acli nazionali.
Nel quadriennio 2004 – 2008, apertosi con il XXII Congresso tenutosi a Torino, che dà anche linee precise per avviare una riorganizzazione interna ed una ridefinizione degli obiettivi politici, continua l’attenzione delle Acli per il processo avviato dalla Chiesa Cattolica per il recupero di una presenza centrale nel dibattito politico. Attenzione che non viene meno neppure con il passagio della leader ship da Luigi Bobba ad Andrea Olivero. Passaggio che avviene nel 2006 quando Luigi Bobba viene chiamato a responsabilità politiche istituzionali ed è eletto senatore alle politche nelle file del Partito Democratico.La nomina del 36enne Andrea Olivero rappresenta anche un passaggio di responsabilità ad una generazione di dirigenti più giovani, meno legati al più che trentennale dibattito politico ed ecclesiale post conciliare.Il tema congressuale del XXIII Congresso, a Roma, è “Migrare dal Novecento, abitare il presente, servire il futuro. Le Acli del XXI secolo”. Il tutto nel segno della necessità di aggiornare la cultura politica e sociale del Movimento aclista e del Paese nel suo complesso.Le Acli si ripropongono come una cerniera fra passato e presente, capaci di dare una nuova anima ad una politica che si trova in una via senza uscita proprio a causa della fine delle ideologie chel’hanno sino ad allora animata e per l’incapacità di rinnovarsi. Per le Acli fondamentale è ribadire quindi la centralità della formazione per preparare nuovi quadri politici dirigenti.Per essere più efficaci le Acli riconoscono anche la necessità di operare una profonda riorganizzazione interne che conferisca loro l’agilità necessaria per operare in uno scenario politico in continua evoluzione ed animato da schemi inusueti. L’attenzione deve essere ai grandi problemi nazionali, senza più scivolare in liti su argomenti tutto sommato di non prioritaria istanza, come a volte è successo.Le Acli pertanto rivendicano e vogliono un ruolo responsabile ed autonomo che consente, forti dell’esperienza quotidiana dei loro associati, di affrontare i temi della multiculturalità, getatre le basi di una positiva convivenza far le diverse culture presenti nel paese, tenendo presente che il miglior modo di servire Dio è il servizio al fratello.Andrea Olivero nella sua relazione indica tre parole chiave: presenza, azione, cura.Presenza degli aclisti nella realtà italiana che dev’essere testimonianza del nuovo modello di evangelizzazione.Azione perché il parlare si deve coniugare con il fare, con l’azione sociale.Cura perché le Acli devono essere costantemente attente ai problemi dei cittadini, recuperando, nel rispetto dele persone, uno stile di far politica, di agire socialmente che contrasti e combatta le degenerazioni rozze e violente che si manifestano sempre più virulente. Ciò che va recuperato è la diemnsione della “fraternità” come metodo e come valore.
- NOTE -
Cfr. Pasini, cit., pag. 94. "L'assistenza sociale ed i servizi giuridici, che costituiscono l'essenza della funzione di un Patronato, pongono il lavoratore nello stato di piena capacità giuridica di salvaguardare le proprie conquiste sociali e di svolgere azioni amministrative e giudiziarie per ottenere quanto gli è dovuto in base o a legge o a contratto. Senza di ciò egli non esce da uno stato di inferiorità". Questa è l'intuizione delle Acli che alla fine del 1944, precedendo ogni altra iniziativa, costituiscono il Patronato. Bisognerà però attendere il DL 804 del 29 luglio 1947 perché venga riconosciuto l'ordinamento giuridico dei patronati e venga ad essi data una regolamentazione basata sul principio della libertà dell'assistenza spezzando così le pretese del sindacato di monopolizzare il settore dell'assistenza. Il lancio e lo sviluppo del patronato Acli è favorito anche dall'interesse della Santa Sede e, sia pure tra difficoltà, non solo finanziarie ma anche logistiche, nel 1947 esso è presente su tutto il territorio nazionale ed anche in quei paesi stranieri dove più numerosi sono i lavoratori italiani da proteggere. Il patronato ACLI inizia la sua attività il 1 marzo 1945. Primo presidente è Giulio Pastore. La nascita del patronato Acli viene criticata dai sindacalisti delle correnti socialista e comunista del sindacato unitario, che sostengono l’inutilità del nuovo ente in quanto i lavoratori sono già serviti dall’ente di assistenza nato in seno alla CGIL . Tuttavia Di Vittorio evidenziò i vantaggi che potevano sorgere dalla gara di emulazione tra i due organismi: le ACLI e le camere confederali. La prima sede del Patronato ACLI è in via Aracoeli 3, nella sede delle ACLI. Alla fine del 1945 il Patronato ACLI aveva sedi nella maggior parte delle province e centinaia di segretariati nei comuni e nella parrocchie . Un primo riconoscimento giuridico viene dal Ministero del lavoro il 7 marzo 1945, con una nota che abilita il patronato ACLI all’esercizio dell’assistenza . Bisognerà però attendere il DL del 29 luglio 1947 perché gli istituti di patronato ricevano un ordinamento giudico e regole per il loro funzionamento, fondate sul principio della “libertà dell’assistenza”. Il ritardo della legge è dovuto allo scontro parlamentare tra assertori del monopolio assistenziale (soprattutto socialisti e comunisti )e fautori liberismo(tra di essi, i cattolici) e solo con l’uscita delle sinistre dal governo, la legge passa (IV governo De Gasperi, monocolore DC). Il patronato ACLI si sviluppa presto, in strutture ed in personale specializzato, ed è sostenuto finanziariamente sia dal governo che dalla Gerarchia ecclesiastica, i quali non potevano essere insensibili di fronte alle 61 sezioni provinciali attive nel maggio 1946, con 2800 segretariati, come Monsignor Civardi ricordava in una lettera a De Gasperi in cui veniva anche sottolineata l’azione svolta nel settore dell’emigrazione. Ed infatti il patronato svolge ben presto opere di assistenza ai lavoratori italiani emigrati all’estero, tanto che alla fine di1947 ci sono 18 segretari locali ed un centinaio di corrispondenti sparsi in Francia , Belgio, Svizzera, Inghilterra , Argentina, Africa. Fortunatamente si ha una rapida evoluzione del mondo culturale femminile e verso gli anni ’60 le donne delle ACLI sono sufficientemente inserite nelle strutture del Movimento e possono dare vita ad un Ufficio Lavoratrici che opera a livello nazionale, regionale e provinciale. Questa prima esperienza è però deludente perché non viene appoggiata dalla militanza di base e la rappresentanza all’interno del Movimento risulta debole.In seguito viene deciso di dare vita ai gruppi donne ACLI, estendendoli a tutto il Movimento e vengono introdotte nello statuto alcune norme a proposito, che rappresentano dei punti fermi, tutt’oggi vigenti. Attualmente i gruppi Donne Acli hanno lasciato posto ai Coordinamenti Donne e tutti questi cambiamenti sono avvenuti anche grazie alla legge sulle Pari Opportunità .Questo appello alle pari opportunità non ha vuole però essere una rivendicazione ma una crescita di consapevolezza e di responsabilità all’interno del Movimento. Il 9/2/1988, a seguito dell’approvazione del nuovo statuto Acli del 9 gennaio 86, il presidente provinciale, Lorenzo Cantù, segnala i membri di diritto del costituendo Coordinamento Donne ed il 16 febbraio viene indetta una riunione per la formazione della Commissione per il Coordinamento Donne.Varie sono le iniziative promosse dal Coordinamento Donne delle Acli e ne ricordiamo alcune delle prime:v 1988-89Ø Partecipazione al convegno “Donne nella politica e nel sociale”Ø Articolo sul Giornale dei Lavoratori di C. Dell’Orto sul tema “Le donne da problema a risorse per una nuova speranza nella società”.Ø 30/9-1/10/1989 Assemblea Nazionale Coordinamento Donne e nomina della presidente: M. Marchetti, vice presidente L. Bassanello, segretaria : E. Gennari.v 1990Ø Articolo di Marisa Marchetti: “Voglia di essere presente”Ø incontro sul tema “Anche le donne meritano una piena e attiva cittadinanza politica”.v 1991/92Ø partecipazione al Convegno Regionale Donne “Nessuno escluso: percorso tra famiglia – movimento - società”.v 1993/94Ø 8 marzo 93 presso il circolo O.Romero incontro per la presentazione degli incontri formativi:§ ottobre 93: donne e chiesa.§ febbraio – marzo 94: donne e politica§ 17/10/93: assemblea con Maria Clapis ed incontro sull’enciclica “Mulieris Dignitatem” con il commento di A.Sozzi del gruppo Promozione Donna.§ 22/01/94: partecipazione al Convegno Donne Acli Lombardia “Donne protagoniste e luoghi di vita: famiglia, lavoro e società”. Art. 2: Scopi principali delel ACLI sono quindi: a) studiare i problemi che interessano i lavoratori ricercandone le soluzioni alla luce dei princìpi sociali cristiani, per la promozione della classe lavoartrice; b) perseguire un'azione di orientamento dell'opinione pubblica e di stimolo degli organi responsabili della vita del Paese e di ogni altro organismo interessante il mondo del lavoro; c) curare la formazione religiosa e morale dei lavoratori; d) realizzare una costante opera di formazione tra i lavoratori, educandoli ed avviandoli alla piena partecipazione alla vita sociale affinché vi apportino un consapevole e determinante contributo; e) tutelare le famiglie dei lavoratori; f) perfezionare le capacità tecniche e professionali dei lavoratori; g) effettuare, attraverso il Patronato, l'assistenza sociale e previdenziale dei lavoratori; h) sviluppare, attraverso i servizi, ogni iniziativa di carattere economico, cooperativistico, ricreativo, ecc. che risponda alle aspirazioni e alle esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie. Le ACLI, movimento educativo e sociale, operano nella propria autonoma responsabilità, attraverso ala formazione, l'azione sociale e l'organizzazione dei servizi. La formazione ha per obiettivo la crescita globale del lavoratore secondo la concezione cristiana dell'uomo e della storia. L'azione sociale, a partire dagli ambienti di lavoro, investe tutti i momenti della condizione dei lavoratori e tende alla trasformazione dell'attuale società. Le ACLI, per il conseguimento dei loro fini ed a sostegno dei diritti dei lavoratori e delle loro famiglie, promuovono servizi sociali ed operano pertanto: a) nel campo dell'assistenza sociale e della tutela previdenziale dei lavoratori, attarverso il Patronato ACLI; b) nel campo dell'istruzione e della formazione professionale dei lavoratori e dei giovani, attraverso 'Ente Nazionale ACLI per la Ricreazione Sociale (ENARS); d) nel campo economico, cooperativo e in ogni altro settore d'interesse dei lavoratori. In questa occasione ritorna ad interessarsi delle Acli Baget-Bozzo, allora vicino ai socialisti, che erano preoccupati dalla possibilità di uno scostamento delle Acli da una politica di equilibrio tra DC e PSI, dalla quale il PSI traeva vantaggio. (Cfr. Baget-Bozzo, Dica Bianchi dove vuole portare le Acli, Avanti!, 7 gennaio 1988. Dove Bianchi le abbia coerentemente portate, lo vediamo; come vediamo anche i lidi tra cui da anni veleggia il politologo Baget-Bozzo). Per un arricchimento della materia si riporta, con qualche integrazione, la bibliografia indicata da Mariangela Maraviglia, Pensate per ..", citato. G. Pasini, Le Acli delle origini, Coines, Roma, 1974.M. Giacomantonio, Dalle origini confessionali alla critica dell'interclassismo, in "Relazioni Sociali", n. 5-6, settembre - dicembre, 1973.A. Boschini, Chiesa e Acli, Dehoniane, Napoli, 1975D. Rosati, La questione politica delle Acli, Dehoniane, Napoli, 1975.M.C. Sermanni, Le Acli: dal ruolo formativo all'impegno politico - sindacale (1944 - 1961), Dehoniane, Napoli, 1978.G. Pasini, Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia - I fatti e le idee, I/2, Marietti, Casale Monferrato, 1981.V. Pozzar, Quarant'anni di Acli, 1944 - 1963 - Da espressione della corrente sindacale cristiana a movimento sociale dei lavoratori cristiani, Formazione e lavoro, Roma, 1985.M.C. Sermanni, Le Acli alla prova della politica (1961 - 1972), Dehoniane, Napoli, 1986.S. Frigato, I lavoratori cattolici tra testimonianza e politica. Storia teologica dei rapporti tra coscienza cattolica e impegno storico nelle Acli e nel Mcl, LDC, Torino-Leumann, 1988D. Rosati, L'incudine e la croce - mezzo secolo di storia delle Acli, Sonda, Torino, 1994.D. Rosati, La fabbrica della speranza, Dino Pennazzato, le Acli, la politica, una biografia tra memoria e futuro, Aesse, Roma, 1995. Si vedano anche i fascicoli dal titolo "Gli aclisti", della Grande enciclopedia della politica - I protagonisti dell'Italia democratica, n. 7, dicembre 1992; n. 11, novembre 1993; n. 12, dicembre 1993; n. 7, luglio 1994; Ed. Ebe. Inoltre si segnalano i seguenti saggi:Le Acli: la realtà milanese e nazionale, in "Quaderni di realtà Sociale", n. 1L. Civardi, Alle origini delle Acli, in "Studi Sociali", n. 5, settembre 1964.P. Righini, Acli, anno 1, in "Studi Sociali", n. 3, 1969.G. Formigoni - L. Cantù, I cinquant'anni delle Acli, evoluzione storica, problemi e prospettive, "Aggiornamenti Sociali", n.12, 1995.
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