ACLI LOMBARDIA

Essere italiani ed emigranti

servizio civile estero

L´esperienza di due civiliste ACLI oltreconfine

Una Bäckerei affollata – termine intraducibile, ma immaginate una sorta di panificio/bar – due gemellini dai capelli rossi con la mamma, due eleganti signore che si scambiano confidenze, una donna giapponese dai lunghi capelli grigi che si riscalda con un tè, un forte odore di uova strapazzate a cui è tremendamene difficile abituarsi – anche dopo più di dodici mesi a Friburgo. E poi noi due, sorridenti, che guardiamo avanti alle nuove possibili avventure e indietro a questo anno di servizio civile estero appena concluso.

Proviamo a ricordare: «Come è stato il nostro arrivo?» Ah, era il novembre 2016 quando, dopo una settimana di formazione generale a Roma e dopo aver percorso in bus metà Stivale e la Svizzera italiana e tedesca, siamo approdate in quella che viene definita la Toscana della Germania. Al nostro arrivo a tarda notte, a un paio di gradi sopra lo zero, ci aveva accolto una nostra nuovissima collega. I primi mesi da civiliste all´estero non sono stati semplicissimi: Friburgo è una città universitaria assai affollata, dove vivono anche molti frontalieri, pertanto la ricerca di una stanza si è rivelata una vera impresa e nel mentre vi era la necessità di ambientarsi rapidamente alla nuova città e alle nuove attività del Patronato. Ma perché tutto questo?

Nel 2001 veniva istituito il servizio civile su base volontaria, aperto ai giovani italiani, sia uomini che donne, che prevedeva anche la possibilità di prestare servizio oltre confine. Da neolaureate, l´una a Bologna l´altra a Milano, ci era giunta voce di questa bella opportunità all´estero e non ce la siamo fatta scappare! «Ma quale motivazione di fondo vi ha spinto a fare domanda per il Patronato ACLI di Friburgo?» potrebbero chiederci. Dopo anni dedicati ai libri, l´una di filosofia l´altra di scienze politiche, avevamo il desiderio di fare una esperienza internazionale concreta al servizio del prossimo e dei valori della solidarietà, della non-violenza, della cooperazione tra popolo e popolo, persona e persona. E il progetto ACLI prospettava effettivamente queste opportunità.

Il Patronato ACLI di Friburgo è stato fondato nel 1967 da Teresa Baronchelli e rimane ancora oggi un punto di riferimento per i connazionali, di vecchia e nuova migrazione, che vivono in questa circoscrizione consolare. In questi mesi ci siamo occupate di aiutare le colleghe ad adempiere le pratiche legate ai diritti dei lavoratori e dei pensionati italiani all´estero. Inoltre, ci siamo dedicate, insieme ad altre coppie di civilisti ACLI in altre città del mondo (Bruxelles, Parigi, Londra, Montevideo) a un progetto di ricerca sulla migrazione italiana in vista di una pubblicazione collettiva. Il nostro lavoro presso l´ufficio di Friburgo ci ha appunto permesso di essere degli osservatori privilegiati per conoscere di prima mano la complessa realtà dei flussi migratori che riguardano i nostri connazionali. Abbiamo avuto modo di intervistare più di quindici persone e di entrare in contatto con tantissimi che, prima o dopo, o anche piú di una volta, hanno lasciato la propria terra.

Il tema della migrazione è centrale sia per il panorama politico tedesco che per quello italiano. Si pensi che alle ultime elezioni tedesche del settembre 2017 il partito Alternative für Deutschland (AfD) ha riscosso un clamoroso successo ottenendo ben 94 seggi su 709 nel Bundestag, con un programma politico volto a limitare sia la mobilità europea che il diritto d´asilo. Intanto, i dati sui flussi migratori verso la Germania per l´anno 2015 toccano la cifra di 2.136.954 arrivi, di cui 74.105 dall´Italia – dati del Statisches Bundesamt di Wiesbaden. Il 2015 è stato il secondo anno consecutivo in cui gli arrivi dall´Italia hanno superato le 70.000 unità; si pensi che l´ultimo anno in cui si registrò un afflusso di tali proporzioni, con poco più di 75.000 arrivi, fu il 1966!

Più di 60 anni son trascorsi, eppure si può ravvisare una certa continuitá tra la migrazione di ieri e quella di oggi, in primis la motivazione economica alla base della scelta di espatriare. Oggi il difficile ingresso nel mondo del lavoro, la serie infinita di tirocini malpagati o addirittura gratuiti, la vana speranza di vincere un concorso, la perdita del posto di lavoro, la scomparsa di ogni garanzia a lungo termine, un acclarato sistema di favoritismi e raccomandazioni duro a morire, inducono giovani e meno giovani a lasciare il Belpaese. Rispetto al passato, di certo è aumentato il numero delle persone laureate e qualificate e delle regioni italiane interessate dal fenomeno. Inoltre, la vecchia rete di appoggi familiari e di compaesani già presenti sul suolo estero è spesso sostituita o affiancata dalla rete virtuale – principalmente dai gruppi italiani su Facebook. Tuttavia, se un anziano emigrato a Friburgo 50 anni fa guardasse negli occhi un giovane ragazzo italiano all´estero solo da qualche mese, non potrebbe che provare empatia per le sue difficoltà: la non conoscenza del tedesco, la ricerca di una casa, il districarsi tra le diverse pratiche burocratiche sono degli ostacoli che ogni generazione di migranti si trova ad affrontare.

Nel nostro articolo dal titolo Friburgo: alla ricerca della miniera d´oro? abbiamo scelto di dar voce a due storie, che ne contengono molte altre. Da una parte Marco, arrivato in Germania con un posto da dottorando, dall´altro Francesco, che è partito perché stanco della precarietà, determinato a impegnarsi per guadagnare qualche garanzia in più. Tramite le loro voci, abbiamo voluto portare avanti un confronto tra chi emigra con già con in mano un progetto di lavoro stabile, e chi arriva qui con nessuna sicurezza, se non la disperazione nel cuore causata dalla disoccupazione, e tra le mani una valigia piena di speranze e di fiducia nel «sistema Germania».

Marco è un plurilaureato – Lettere classiche, Conservazione dei Manoscritti e Lingue orientali – originario di Roma, che ha provato parecchie volte a ottenere un posto per un Dottorato in Italia, sempre senza successo. È riuscito a entrare in ruolo come insegnante presso un Liceo di Velletri e dopo dieci anni si è trasferito a Friburgo per svolgere finalmente qui un Dottorato, usufrendo del congedo per motivi di studio. Nel mentre, instancabile, ha anche partecipato a un concorso per il Lettorato di Lingua italiana all´estero – vincendolo. È per questo che, dopo la parentesi friburghese, oggi, aprendo le finestre della sua stanza, si affaccia non più sulla grande macchia verde della Foresta Nera bensí sul Mare del Nord di Edimburgo. Perché è andato oltreconfine? Per appagare il suo spirito nomade e accettare ulteriore sfide, anche se a contare vi erano anche le prospettive di una retribuzione migliore.

Francesco è nato invece a Carloforte, un´isola dell´isola sarda. Dopo il diploma nautico, la leva obbligatoria e la rafferma in marina, ha iniziato il percorso di studi in Lingue e Letterature straniere a Cagliari. Tuttavia, sentendo l´esigenza di essere economicamente indipendente, si è mantenuto lavorando in gastronomia, così prolungando di molto gli studi. Dopo la laurea, solo un lavoro precario come insegnante presso una scuola privata di Lingue. E poi la partenza: ci ha raccontato che in fondo non vi era tanto la motivazione economica, quanto l´orgoglio, il non voler rimanere avvilito e passivo in un Paese che non gli permetteva di realizzarsi. In Germania ha ripreso i primi anni a lavorare in gastronomia, per poi iniziare un percorso di formazione che in due anni lo ha portato a diventare operaio specializzato.

Marco ha potuto far valere all´estero le proprie competenze, mentre Francesco ha dovuto ricominciare da zero, eppure entrambi hanno dovuto confrontarsi con le difficoltà che l´essere stranieri porta con sé, facendo valere una straordinaria volontà di migliorarsi e di apprendere, di non avere paura di cambiare, ancora, per un´altra volta. A entrambi, dotati di una grande esperienza, abbiamo chiesto un consiglio per un giovane, indeciso sul proprio futuro, in Italia o all´estero. Marco ci consiglia di perseguire con determinazione ciò che piace, di sacrificarci per le nostre passioni, perché è meglio vivere tutta la propria vita lavorativa in un campo che appassiona, piuttosto che accontentarsi di un posto fisso ma asfissiante. Francesco ci raccomanda di farci valere, qualsiasi cosa tocchi fare o qualsiasi momento stiamo attraversando; soprattutto non sbandierare mai bandiera bianca!

servizio civile

Eccoci, di verde e di speranza vestite, a sinistra Ivana De Benedictis, a destra Giulia Caterina Camotti

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