ACLI LOMBARDIA

Da volontari a cittadini europei e del mondo

ipsia

Dopo il crollo del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione sovietica, quando l’Europa sembrava ormai avviarsi sulla strada della riconciliazione dal conflitto mondiale e dagli anni della “guerra fredda”, l’inattesa e drammatica esplosione degli scontri etnici e religiosi in Jugoslavia, aveva costretto la comunità internazionale ad intervenire per far cessare le ostilità, alleviare le sofferenze delle popolazioni ed esprimere solidarietà alle vittime innocenti.

In Italia, fra le varie iniziative di aiuto concreto agli sfollati e ai profughi, va naturalmente evidenziata l’attività delle Acli che con un “Sorriso per la Bosnia” hanno coinvolto e mobilitato i Circoli, le Parrocchie e migliaia di giovani nella raccolta e nel trasporto diretto, nei centri di accoglienza, di indumenti e alimenti, per affrontare l’emergenza e dimostrare vicinanza e condivisione con la famiglie in esodo forzato dai territori d’origine.

La commovente e generosa risposta all’appello delle Acli, ha generato un flusso continuo di missioni oltreconfine, per progetti di amicizia, di cooperazione,  di animazione sportiva e di scambi culturali, che stanno ancora continuando in un campo d’azione allargato ad altri Paesi, dall’Albania al Kosovo, dal Kenia al Senegal e al Mozambico, con l’Ipsia e “Terre e libertà”, impegnate a raccogliere e trasmettere ai giovani la vocazione alla solidarietà internazionale.

Per festeggiare i vent’anni di attività, l’Istituto pace sviluppo innovazione delle Acli, ha organizzato a Milano un Convegno di riflessione sul lavoro svolto nelle diverse aree di intervento, con una proiezione sul futuro da progettare nelle scuole e sul territorio, per educare alla cittadinanza globale, alla cooperazione allo sviluppo, all’accoglienza e al coinvolgimento dei migranti.

Il collegamento in diretta da Scutari in Albania, dove si svolgono varie attività per i giovani, gli orfani, le categorie vulnerabili, il lavoro e le famiglie, si è intrecciato con la Bosnia Erzegovina e la Serbia, per la riconciliazione e la condivisione della memoria, l’educazione sportiva, i corsi professionali, i minori non accompagnati e i campi profughi nello scenario della “rotta balcanica” con barricate, sensori e fili spinati, per bloccare i migranti ai confini.

Con la speranza che nei Balcani ritorni finalmente la pace dopo le distruzioni e lo sradicamento prodotto dalle guerre civili, l’attività del volontariato internazionale, e quindi delle Acli, deve continuare per superare le ingiustizie, sviluppare una economia solidale, favorire la cooperazione decentrata, alimentare i rapporti fra le popolazioni che si affacciano sul mare Adriatico.

Le iniziative in Africa si riferiscono invece agli interventi in Kenia e nel Senegal per la manutenzione degli acquedotti  e la rete di distribuzione dell’acqua pubblica, mentre in Mozambico si va dal sostegno all’agricoltura alla formazione professionale, in partenariato col progetto europeo.

A Milano, a Quarto Oggiaro, nello spazio Agorà, in collaborazione con “Save the children” sono in svolgimento dei corsi che coinvolvolgono bambini di diverse etnie in un percorso di socializzazione, mentre è stato fondato il Circolo Terre e libertà, ed è anche in programma il corso geopolitico, per affrontare con esperti la realtà internazionale in continuo divenire fra guerre e pace da costruire.

Mauro Montalbetti ha evidenziato l’esperienza di prossimità e di condivisione svolta all’estero, da cittadini d’Europa e del mondo, per rendersi utili agli altri con la testimonianza nella quotidianità per la dignità delle persone nella dimensione internazionale del volontariato e del servizio civile.

Per Paolo Petracca, che ha sottolineato l’impegno di Silvia Maraone, Paola Villa, e degli altri generosi volontari del Sorriso per la Bosnia e dell’Ipsia, per evitare  la “terza guerra mondiale a pezzi”, si deve avere disponibilità all’ascolto e alla gratuità, alimentando le esperienze educative di accoglienza e solidarietà.

Silvio Ziliotto, invitando ad iscriversi al corso di  serbo croato e alle conferenze di geopolitica, ha introdotto le testimonianze di Alba Bonetti di Amnesty Italia e di Silvia Strilli delle Ong italiane, che hanno fatto riferimento alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, per evitate l’imbarbarimento delle culture, le discriminazioni, le pulizie etniche e le politiche di apartheid.

Vanno recuperati i concetti universali di dignità e di uguaglianza, per evitare il dilagare degli atteggiamenti di disumanità che portano alla violazione dei diritti, alla violenza sulle donne e sui bambini, agli stupri etnici, all’oppressione delle minoranze, con milioni di rifugiati in Paesi che spesso non vogliono  aprire le frontiere per offrire ospitalità e assistenza.

C’è infatti la tendenza ad esternalizzare le frontiere, con accordi di dubbia moralità che lasciano i richiedenti asilo in ostaggio ai trafficanti o in prigioni a cielo aperto in balia degli eventi, negando perfino il dovere del soccorso in mare per i naviganti in pericolo o l’accoglienza dei rifugiati in Paesi diversi dal luogo d’approdo per un inaccettabile egoismo nazionalistico.

La solidarietà “non è un reato” e quindi il rispetto di “tutti” i diritti è un dovere di cittadinanza, da esercitare con la testimonianza quotidiana, in patria e all’estero, nella società multietnica che ci avvolge e ci interroga per una condivisione da sperimentare nella “convivialità delle differenze”.

Se una fotografia alle volte vale più di mille parole, allora si può dire il gruppo sorridente e aperto al futuro dei “ragazzi” dell’Ipsia e di Terre e libertà, immortalato al termine del Convegno del ventennale, è una speranza di continuità nell’azione meritoria e indispensabile della solidarietà internazionale.

Giovanni Garuti

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